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Mercoledì 28 Settembre 2016, ore 02.15
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66 / Un black out momentaneo (speriamo)

Il governo ha puntato il dito sulle pensioni di guerra: speriamo si tratti solo di un momentaneo black out.

Andrea Ferretti
Andrea Ferretti
Economista e giornalista economico, docente al Corso di "Gestione delle Imprese Familiari" presso l'Università di Verona; collabora con l'Università Parthenope di Napoli e Roma 3 sugli Accordi di Basilea.

Premesso che per un Paese quale l'Italia - condannato per l'eternità a riaffermare la propria affidabilità - risulta essenziale approvare al più presto la legge di Stabilità, tuttavia non si può nascondere come alcuni dei recenti interventi proposti dal Governo Monti destino veramente profonde perplessità.

Innanzitutto desta forti perplessità la tipologia di comunicazione scelta dal Governo per presentare la legge agli Italiani. Da questo punto di vista, infatti, l'esecutivo ha deciso di puntare tutto sui presunti vantaggi derivanti dalla riduzione di un punto delle percentuali Irpef sui primi due scaglioni di reddito. Il problema è che, non appena il testo completo è stato setacciato dagli osservatori, è risultato subito evidente che lo sbandierato abbattimento dell'Irpef, oltre a non dare alcun vantaggio alle fasce debolissime, produceva vantaggi assolutamente trascurabili per il singolo contribuente. Dall'altro lato, al contrario, l'aumento dell'IVA (in effetti ereditato), abbinato al tetto sulle detrazioni ed alla franchigia sulle spese deducibili, è stato considerato particolarmente pesante dalla stragrande maggioranza dei contribuenti (basti pensare ai detentori di un mutuo casa).

La conseguenza di tutto ciò è stata che il "beneficio percepito" dalla popolazione è risultato pressoché nullo (nonostante le acrobazie mediatiche del Ministro Grilli), mentre lo "svantaggio percepito" è stato decisamente rilevante, con l'aggravante che l'errata strategia di comunicazione ha convinto gli italiani di essere stati, oltretutto, presi in giro. Probabilmente sarebbe stato molto più lungimirante tralasciare, per il momento, ogni ipotesi di riduzione del peso fiscale (tra l'altro gli italiani non lo attendevano minimamente) limitandosi a proporre solo quegli interventi ritenuti assolutamente indispensabili per il rispetto dei nostri target europei.

Ma aldilà degli errori di comunicazione, il vero problema è che si è accesa, durante la predisposizione della Legge di Stabilità, quella spia rossa che si illumina idealmente quando un governo tecnico, troppo concentrato sui conti, inizia a perdere il contatto con la reale situazione della gente e, conseguentemente, comincia a commettere errori grossolani.

L'incredibile vicenda delle "pensioni di guerra" costituisce un magnifico esempio della problematica descritta. Come noto, il governo ha previsto nella Legge di Stabilità, per la prima volta nella storia del nostro Paese, la tassazione delle pensioni di guerra in tutte le sue diverse forme. Innanzitutto risulta evidente che questa misura va a colpire una categoria particolarmente debole composta di massima dagli invalidi di guerra ultraottantenni, dalle vedove e dagli orfani, dagli eroi decorati con medaglie al valore, ma anche dai nostri giovanissimi soldati rimasti invalidi nelle diverse missioni di pace. Non solo, l'intervento proposto dal Governo colpisce la descritta categoria con particolare violenza: basta, infatti, che la pensione di guerra incriminata sia abbinata a qualche altro reddito per trovarla assoggettata, in molti casi, all'aliquota del 38%!!; non si tratta, dunque, di un appesantimento fiscale di uno o due punti, ma di un improvviso dimezzamento delle pensioni in esame.

Da non trascurare, inoltre, che poiché già diverse sentenze della Suprema Corte hanno ribadito la natura risarcitoria (e quindi l'intassabilità) delle pensioni di guerra in quanto derivanti dalla perdita della vita o dall'aver subito gravi menomazioni, assai difficilmente l'attuale proposta sopravviverebbe al futuro vaglio della Corte Costituzionale.

Ma la cosa più grave è che questa insana forma di irriconoscenza è, oltretutto, del tutto inutile in quanto riuscirebbe a garantire allo Stato introiti supplementari per soli 195 mil di Euro, importo assolutamente trascurabile a livello di saldi aggregati (l'importo medio delle pensioni di guerra e similari va, infatti, dai 400 agli 800 Euro mensili).

Tuttavia, al di là di tutte le considerazioni fatte, la spia rossa si è accesa soprattutto in considerazione del particolarissimo momento che stiamo vivendo: a fronte degli scandali dei Consigli regionali e di Finmeccanica, dei casi Fiorito, Maruccio e Lusi, il solo pensiero che il Governo possa pensare per un attimo di compensare idealmente questi buchi puntando il dito sui reduci di guerra, sulle vedove e sugli orfani pare davvero inaccettabile oltreché incredibile.

L'unica speranza è che si sia trattato solamente di un momentaneo black out di Monti rapidamente sanabile in sede parlamentare.

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