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Giovedì 8 Dicembre 2016, ore 01.05
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94 / L'ultima arma nell'arsenale della BCE: il Quantitative Easing

Se all'atteso ribasso di tassi ed Euro dovuto al Quantitative Easing aggiungiamo la possibilità di poter contare su un prezzo del petrolio strutturalmente contenuto, forse qualche nota di ottimismo in più rispetto al passato ce la possiamo anche concedere

Andrea Ferretti
Andrea Ferretti
Economista e giornalista economico, docente al Corso di "Gestione delle Imprese Familiari" presso l'Università di Verona; collabora con l'Università Parthenope di Napoli e Roma 3 sugli Accordi di Basilea.
A Marzo, dopo tanti annunci che hanno rischiato di vanificarne l'efficacia, Mario Draghi attiverà finalmente l'ultima arma rimasta nell'arsenale della BCE ossia il Quantitative Easing. Il funzionamento di questo strumento monetario, in estrema sintesi, può essere così condensato: la BCE, stampando moneta, acquisterà sul mercato secondario, nel periodo compreso tra il Marzo 2015 ed il Settembre 2016, al ritmo di 60 mld al mese, titoli pubblici e privati con la finalità di immettere nel sistema circa 1140 mld di Euro di nuova liquidità. Gli acquisti riguarderanno bond governativi con durata compresa tra i 2 ed i 30 anni di “buona qualità” (ossia con rating rientranti nella fascia investment grade), ma anche obbligazioni emesse da istituzioni comunitarie quali la BEI (fino al 12% del totale). Ovviamente sono previsti dei tetti come, ad esempio, l'impossibilità di acquistare titoli che rappresentino oltre il 33% del debito pubblico di ciascun Paese. Il rischio legato a questi acquisti, dietro alle forti pressioni tedesche, rimarrà per l'80% a carico delle singole banche centrali nazionali, mentre, per il restante 20%, verrà mutualizzato a livello comunitario. Se il meccanismo, dunque, non è di per sé complesso, ciò che invece appare decisamente più complesso è capire se questa misura, potenzialmente molto efficace, riuscirà nell'intento di trainare l'Europa fuori da una crisi di rara profondità.

Alcune considerazioni a riguardo potrebbero farci propendere per un cauto ottimismo:

1) Dopo tanti annunci, per non deludere le alte aspettative generatesi, il Q.E. doveva necessariamente sorprendere i mercati convincendoli di trovarsi in presenza di una misura dirompente in grado di fare davvero da “buster” ad una crescita ancora asfittica. Da questo punto di vista la dimensione del Quantitave Easing, non lontana dagli interventi mensili attivati dalla FED, è stata effettivamente di gran lunga superiore alle attese dei mercati e degli osservatori.

2) Altro aspetto affatto trascurabile consiste nel fatto che Draghi ha più volte ribadito che, qualora gli importi ed i tempi previsti non dovessero bastare ad uscire dalla spirale deflazionistica, il Q.E. sarebbe stato prorogato sin quando necessario. Risulta evidente che il presidente della BCE, non ponendo limiti temporali inderogabili, ha di fatto sottratto il Quantitative Easing al grave rischio che i mercati iniziassero a misurarne l'efficacia subito dopo aver avviato un pericolosissimo conto alla rovescia rispetto alla sua scadenza ultima. Considerando che lo strumento in esame costituisce di massima l'ultima arma monetaria in mano alla BCE, questa impostazione draghiana, che sembra la continuazione naturale della strategia del celebre “whatever it takes”, appare fondamentale per garantire la buona riuscita dell'operazione varata dalla Banca Centrale.

3) Il Q.E. è stato volutamente attivato in un momento molto particolare nell'ambito del quale la sua efficacia può essere esaltata dalla concomitante presenza di altri variabili macroeconomiche. Più in particolare, avere sul mercato un acquirente di Bond del calibro della BCE farà aumentare i prezzi di questi ultimi e ne farà scendere i rendimenti con notevoli benefici per i Paesi molto indebitati quali, appunto, l'Italia. Ma questa discesa dei tassi, a sua volta, porterà un ulteriore indebolimento dell'Euro proprio in un momento in cui l'attuale situazione economica ha fatto scendere la moneta europea a livelli già decisamente contenuti, generando così un ulteriore effetto moltiplicatore su export e crescita complessiva. Ed i benefici di un Euro basso (e delle previsioni di ulteriori ribassi) iniziano già a vedersi con chiarezza nei nostri settori di elite come evidenziato dal recente rally borsistico sul nostro Made in Italy di qualità. Se poi consideriamo che gli effetti del “buster” attivato dalla BCE verranno esaltati da un prezzo del petrolio che verosimilmente rimarrà a livelli contenuti per un lungo periodo come di recente evidenziato dal FMI, forse, qualche nota di ottimismo in più rispetto al passato ce la possiamo anche concedere.

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