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Venerdì 30 Settembre 2016, ore 12.18
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105 / Banche europee: un bimestre horribilis

Probabilmente, l'allarme banche deriva, a monte, da un sommatoria di fenomeni che, non essendo stati affrontati per tempo, hanno finito per rendere l'impalcatura bancaria europea più fragile ed instabile

Andrea Ferretti
Andrea Ferretti
Economista e giornalista economico, docente al Corso di "Gestione delle Imprese Familiari" presso l'Università di Verona; collabora con l'Università Parthenope di Napoli e Roma 3 sugli Accordi di Basilea.
Probabilmente, i primi due mesi del 2016 saranno ricordati come il bimestre horribilis degli Istituti di credito a causa dell'allarme banche che ha attraversato in lungo e largo l'Europa, si è propagato agli USA e ci ha riportato rapidamente con la memoria ai momenti più delicati della crisi. In realtà l'attuale scenario, nel suo complesso, non è paragonabile a quello che aveva caratterizzato le fasi acute della crisi, tuttavia l'allarme banche costituisce un fenomeno che non può e non deve essere sottovalutato. Dunque, può essere utile fare alcune considerazioni a riguardo.

Innanzitutto, appare piuttosto preoccupante il fatto che non esistono motivazioni oggettive o specifici accadimenti di tale gravità da giustificare l'attuale pressione sul sistema bancario europeo. Basterà ricordare, a questo proposito, che da inizio anno, l'indice dei titoli bancari italiano ha perso circa il 35%, quello tedesco il 36%, quello spagnolo il 20% e quello greco il 43%!

E allora, forse, l'allarme banche deriva, a monte, da un sommatoria di fenomeni che, non essendo stati affrontati per tempo, hanno finito per rendere l'impalcatura bancaria europea complessivamente più fragile. Ed una struttura più fragile ed instabile è ovviamente più esposta all'urto di specifici shock sia endogeni, sia esogeni quali il rallentamento della crescita cinese, la crisi degli emergenti, lo shock petrolifero inverso etc. Volendo capire meglio la natura di questi fenomeni, si può partire dalla massa di credito deteriorato accumulatosi nelle pance delle banche a seguito di otto anni di crisi. Qui l'errore è stato quello di ritenere che non si trattasse di un problema di tutta l'Unione, ma solo di alcuni Paesi. Ora, che il fenomeno delle sofferenze tocchi maggiormente i sistemi bancari più dediti al credito (italiano, spagnolo, portoghese) e molto meno le banche tedesche ed inglesi che vivono di finanza è indubbio. Peccato che, trascurando il problema ed opponendosi ad ogni soluzione strutturale a livello europeo, non solo si è ostacolata l'uscita dalla crisi, ma si è anche reso più instabile e più vulnerabile il sistema bancario europeo nel suo complesso come ampiamente visto in questi giorni. E anche le recenti aperture europee alla creazione in Italia di specifiche Bad Bank per aiutare i nostri Istituti a smaltire parte del loro credito deteriorato appaiono tardive e, soprattutto, piene di paletti. Imporre che sia la cessione del credito deteriorato, sia l'acquisto di garanzie statali a supporto dello smaltimento avvengano rigorosamente a prezzi di mercato evita che si manifesti il temutissimo “aiuto di stato”, ma certamente leva molto dell'appeal all'operazione limitandone l'applicabilità.

Il secondo fenomeno che ha reso più vulnerabile il sistema bancario europeo concerne invece la vigilanza sugli istituti. Per troppo tempo è stato tollerato che si accendesse un faro molto forte sulle problematiche concernenti l'erogazione del credito e solo un lumicino sui rischi connessi alle attività finanziarie delle banche. A questo proposito, sarebbe ormai ora che si effettuasse una risonanza magnetica anche alla nebulosa costituita dalle 450 tra Sparkassen e Landesbanken tedesche, fino ad oggi, in gran parte, sfuggite a controlli incisivi. Anche perché non si tratta di una nebulosa tranquilla e priva di rischi, ma di un insieme di banche con forte connotazione politica, con gli attivi di bilancio pieni di derivati e di poste di incerta valorizzazione, poco patrimonializzate e piuttosto propense al rischio. Qui, il vero pericolo non deriva dal rischio di default di una grande banca tedesca come Deutsche Bank, ma dalla possibilità che un qualche shock, manifestatosi all'interno del settore bancario teutonico, si propaghi poi rapidamente agli altri sistemi bancari europei magari generando un panic selling trasversale. Nel migliore dei casi tutto ciò rallenterebbe ulteriormente l'uscita dalla crisi, nel peggiore, alcune banche potrebbero trovarsi in serie difficoltà.

Dunque, il non aver sin qui affrontato in maniera strutturale i pericoli descritti, cui si potrebbe tranquillamente aggiungere anche la cattiva gestione del Bail In, ha progressivamente indebolito il sistema bancario europeo esponendolo a nuovi rischi. Con l'aggravante che questa crisi ci ha insegnato come, in uno scenario fragile, il Sentiment dei mercati (il fattore “S”), ossia le paure, le ansie, le previsioni dei mercati, tenda a prendere il sopravvento sulle variabili oggettive rendendo tutto lo scenario più instabile. In questo contesto non ci possiamo certo meravigliare che un errore di comunicazione abbia trasformato una semplice richiesta di informazioni da parte della BCE sul credito deteriorato di un gruppo di banche, nella certezza di essere alla vigilia di un drastico intervento sulle sofferenze delle banche italiane. Panico allo stadio!

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