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Giovedì 29 Settembre 2016, ore 14.05
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Bankia come Lehman Brothers?

La vicenda Bankia è emblematica della confusione che regna a Bruxelles tra deficit di bilancio e debito pubblico.

Guido Salerno Aletta
Guido Salerno Aletta
Editorialista dell'Agenzia Teleborsa
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Tra tante incertezza di questa crisi, almeno un punto fermo lo possiamo mettere: a Bruxelles non conoscono la partita doppia, confondono continuamente deficit di bilancio e debito pubblico, facendo pesare sul conto economico le poste finanziarie. La vicenda della spagnola Bankia è emblematica: per ricapitalizzarla servirebbero 13 miliardi di euro, ma se il Governo spagnolo si indebitasse di altrettanto sforerebbe di un ulteriore 1,5% il rapporto deficit/pil. Troppo, visto che c’è l’impegno di tutti gli Stati europei a rientrare, arrivando all’azzeramento entro il 2014.
La questione è ancora più curiosa, e l’errore marchiano, solo che si consideri il fatto che le operazioni finanziarie di qualsiasi società passano sul conto economico unicamente per gli effetti sull’anno, come qualsiasi investimento, iscrivendo le poste occorrenti tra i rimborsi, gli ammortamenti e gli interessi. Ma la contabilità degli Stati è finanziaria, non ha partita doppia: così a Bruxelles si perdono in un bicchier d’acqua e con i loro errori mandano in fibrillazione i mercati. La Bce, da quanto si apprende, si sarebbe detta assolutamente contraria ad una sorta di triangolazione che l’avrebbe coinvolta nel caso in cui avesse dovuto accettare come collaterali i bonos emessi per provvedere all’operazione: sarebbe stato un acquisto indiretto di titoli pubblici, a lei vietato.
D’altra parte, la somma in questione, indispensabile per fronteggiare le necessità dell’istituto di credito spagnolo, è risibile quanto a dimensioni: il Tesoro Usa, con i conti fermi ad un anno fa, ha disposto interventi per 2.810 miliardi di dollari, tra capitale di supporto e garanzie, che hanno interessato 1.320 istituti bancari. La Germania ha adottato misure per 418 miliardi di euro, la Francia per 85 miliardi, mentre la Gran Bretagna è arrivata alla stratosferica cifra di 1.090 miliardi di euro: aiuti che, per la gran parte delle volte, non sono transitati nei bilanci di esercizio statali in quanto si è trattato di apprestare garanzie.
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