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Sabato 24 Settembre 2016, ore 22.52
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Diritti e lotterie: gli esodati, pensionati per caso

La questione degli esodati, 65.000 o 390.200?

Guido Salerno Aletta
Guido Salerno Aletta
Editorialista dell'Agenzia Teleborsa
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Ormai ci si appassiona tutti, anche se solo da spettatori, su questa vicenda degli esodati, frutto di un errore di principio: per la prima volta nel nostro ordinamento giuridico la certezza contabile prevale sulla certezza dei diritti.

Il fatto è che la recente riforma pensionistica ha elevato i requisiti minimi per accedere alla pensione, facendo salve una serie di categorie di persone che si trovavano già in una condizione di "non lavoro": da coloro che erano stati ammessi alla prosecuzione volontaria, a coloro che avevano accettato contrattualmente il licenziamento agevolato dall'azienda contando di poter andare in pensione sulla base delle disposizioni a quel momento vigenti. Il decreto legge "Salva Italia", già all'atto della sua emanazione, prescrive una sorta di limite quantitativo per determinare il numero massimo dei beneficiari di questa deroga: all'inizio erano 50.000 unità, portato a 65.000 in sede di conversione. Si dispone infatti che sulla base di un apposito monitoraggio, una volta saturato questo contingente, non vengano più "prese in considerazione" ulteriori domande di pensionamento.

Come in una lotteria, in cui ciascuno ha in mano un biglietto, non tutti vincono il premio: tutti partecipano, alcuni vincono. Al contrario, la legge serve a dare certezza ai rapporti umani. Stavolta invece l'unica certezza è quella quantitativa, il limite dei 50.000 posti fissato per esigenze di bilancio, mentre regna una grande incertezza sulla coerenza tra questo numero e quello dei soggetti che rientrano nelle categorie degli "aventi titolo" a richiedere l'applicazione della deroga. La legge dispone sostanzialmente così: "Pago quelli che posso, a mano a mano che si presentano: ma, una volta esauriti i soldi, sono finiti anche i diritti".
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