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Domenica 11 Dicembre 2016, ore 11.04
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Dopo la strana maggioranza, la strana opposizione...

Strana maggioranza in Parlamento e strana opposizione: Confindustria e Cgil d'accordo nel criticare duramente il Governo.

Guido Salerno Aletta
Guido Salerno Aletta
Editorialista dell'Agenzia Teleborsa
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Più che una photo opportunity, è una unexpected experience: vederli fotografati insieme, il Presidente di Confindustria Giorgio Squinzi che prende sottobraccio senza imbarazzo il segretario della Cgil Susanna Camusso, fa un certo effetto. E' l'inverso di quanto prescrive il galateo, dove è l'uomo che offre sostegno alla signora: un gesto profondamente politico. Sono immagini che trasmettono significati che vanno ben oltre la soglia del subliminale: segnano la fine di un'epoca, fin troppo lunga, di quella sorta di monarchia confindustriale discendente dal padronato sabaudo che guardava dall'alto e con aria di sufficienza i lavoratori, cui era stato concesso il beneficio della cittadinanza solo per evitare la rivoluzione.

Ancor più significative sono state le posizioni, analoghe e sostanzialmente critiche, nel giudicare l'attività del Governo: è la fine della regola aurea, quella di Gianni Agnelli secondo cui: "Confindustria è filogovernativa per definizione". Sulla spending review del Governo, il presidente di Confindustria ha affermato: "Condivido praticamente tutto di quello che ha detto Susanna Camusso… in particolare che si sono creati degli appesantimenti della struttura dello Stato con nomine di tipo politico". Per Squinzi si deve "evitare la macelleria sociale, ma dobbiamo anche razionalizzare e semplificare la pubblica amministrazione eliminando le ridondanze." Secondo Camusso, "il provvedimento sulla spending review è in gran parte fatto di tagli alla sanità, agli enti locali e al personale delle amministrazioni pubbliche". E' un provvedimento che "taglia orizzontalmente tutto… Siamo un po' stufi di sentir parlare di crescita e di non aver visto nessun provvedimento che inverta la tendenza". Poi il voto sul governo tecnico. Squinzi è stato severo: "Sarei per un 6 meno meno, o tra il 5 e il 6. Vediamo cosa succede nelle prossime settimane".

Non è la prima volta che il Presidente di Confindustria si esprime così negativamente: neppure due settimane fa, il 19 giugno, alla vigilia della riunione dei Capi di Stato e di Governo a Bruxelles, riferendosi alla riforma del lavoro che il Governo voleva approvata definitivamente come prova della sua determinazione, aveva utilizzato un termine fantozziano, definendola … "una vera boiata, non si capisce che riforma sia, se già dobbiamo cambiarla!". Ovvio che il Premier Monti si sia risentito. La prima volta si rifiutò di commentare, ma stavolta è andato giù duro: "Dichiarazioni di questo tipo, come è avvenuto nei mesi scorsi, fanno aumentare lo spread e i tassi a carico non solo del debito, ma anche delle imprese. Quindi invito a non fare danno alle imprese". Ma anche l'ex presidente di Confindustria, ed ex presidente della Fiat, Montezemolo si è schierato con il Premier: "Quelli non sono toni da Confindustria civile e responsabile". Tanta nostalgia del tempo che fu.
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