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Domenica 11 Dicembre 2016, ore 14.52
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Cronache tedesche

Là dove non si parla che di Europa.

Alessandro Fugnoli
Alessandro Fugnoli
Strategist ed esperto in economia, fa parte dal 2010 del team Kairos Partners SGR come responsabile de "Il Rosso e il Nero"
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Là dove non si parla che di Europa
Germania e Francia, si sa, sono il nocciolo duro dell’Europa e costituiscono di fatto il sindacato di controllo dell’Efsf e dell’Esm. In Francia, tuttavia, di Esm non discute nessuno, mentre in Germania non si parla d’altro. Per i francesi è una questione di politica estera da lasciare al presidente. Società civile, parlamento e Corte costituzionale, schiacciati dall’onnipotenza dell’esecutivo, sono praticamente muti e l’opposizione all’euro da parte del Front National è ideologica e non si cura di scendere nei dettagli.

In Germania l’Esm è visto invece come una vitale questione di politica interna. Ci sono manifestazioni di piazza e dibattiti televisivi, sempre civili ma molto appassionati. Associazioni di cittadini con decine di migliaia di iscritti si costituiscono sulla questione, preannunciano referendum e vengono ascoltate con attenzione dalla Corte costituzionale, che a sua volta lavora alacremente sul tema. Il Bundestag, dal canto suo, ha assunto di fatto la funzione di camera alta del parlamento europeo, tiene sessioni di discussione sulla situazione spagnola e vuole essere informato su tutto in tempo reale. Per chi crede nel bilanciamento dei poteri e in un dibattito democratico ricco e articolato è una festa per gli occhi.

Un dibattito così intenso è la prova che la Germania sente in pieno la responsabilità per l’Europa e questo, per noi, è di conforto. Le differenze di opinione sono sul come dividere il costo del progetto, quanto alla Germania e quanto agli altri. L’avvicinarsi delle elezioni dell’autunno 2013 induce tutti i partiti ad alzare, mese dopo mese, il costo da far pagare agli altri paesi e ad abbassare (o comunque contenere il più possibile) quello per la Germania. Questo provoca di fatto un avvicinamento generale alle posizioni della Merkel.

La Merkel, dal canto suo, continua ad apparire una e trina. C’è Schauble, il filoeuropeo focoso, c’è Weidmann, l’europeista scettico, e in mezzo c’è lei, che mantiene gli equilibri. È ben noto che Schauble è democristiano da mezzo secolo. Meno noto è che Weidmann non è cresciuto alla Bundesbank, ma vi è stato catapultato dalla Merkel, che l’ha avuto per molti anni al suo fianco, prima come sherpa che la preparava ai vertici internazionali e poi come capo dei consiglieri economici. Weidmann, dunque, non è un tecnico puro, ma un tecnico-politico prestato alla tecnica. La Merkel, in altre parole, sapeva benissimo, quando lo ha scelto, quello che avrebbe detto e fatto come capo della Bundesbank.
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