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Martedì 6 Dicembre 2016, ore 19.00
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W le Province!

Province, strumento fondamentale per riorganizzare funzioni amministrative e servizi pubblici.

Guido Salerno Aletta
Guido Salerno Aletta
Editorialista dell'Agenzia Teleborsa
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I livelli ordinamentali in Italia sono troppi. Sono troppi a dettar legge, dalla Unione Europea, allo Stato, alle Regioni. Ma ci sono anche le competenze amministrative delle Province e dei Comuni, le Città metropolitane, il decentramento circoscrizionale e tutta una serie di istituzioni che governano il territorio, dagli Enti Parco alle Comunità montane. Per non parlare delle circoscrizioni di servizio, funzionali alla gestione dei bacini imbriferi, di bonifica territoriale, del ciclo dell'acqua e dei rifiuti. Una catasta incomprensibile per chiunque, frutto di sovrapposizioni ormai ingestibili, parcellizzate ed eccessivamente costose.

Il problema delle Province è stato affrontato spesso, sulla base di un approccio sostanzialmente abolizionista: visto che sono state introdotte le Regioni, ormai sono inutili. Un orpello del passato. Adesso si cerca di ridurne il numero accorpandole, con parametri dimensionali e di popolazione, lasciandone inalterate le funzioni proprie di gestione dei servizi a rete, attribuite loro solo di recente. Il fatto è che nessuno vuole fare i conti con la Storia: le Province sono l'unico vero esempio di cambiamento radicale della organizzazione amministrativa statale, l'unica vera risposta alla richiesta di decentramento delle funzioni pubbliche. Era fine Ottocento, e l'Unità d'Italia pesava gravemente per via della distanza creatasi tra Stato e cittadini. Le istituzioni preunitarie locali, in cui l'aspetto sociale e quello religioso erano inscindibili, erano state statalizzate: dalle opere pie che avevano accumulato per secoli patrimoni frutto di lasciti e che si occupavano di assistenza e beneficenza, ai beni dell'Asse ecclesiastico avocati, in parte ceduti ed in parte ancora gestiti come patrimonio pubblico.

Le Province, istituite già nel 1865 per esercitare le funzioni di controllo sugli atti dei Comuni, divennero verso fine secolo l'ambito territoriale che delimitava le articolazioni attraverso cui lo Stato si riorganizzava avvicinandosi ai cittadini. Un po' tutta l'amministrazione ministeriale ne fu coinvolta: vennero creati i Provveditorati agli Studi, i Distretti militari, le Direzioni provinciali del Tesoro, oppure gli Uffici del Genio civile che si occupava delle opere pubbliche statali. Il coordinamento delle attività statali era affidato al Prefetto, che aveva sede congiuntantamente agli organi della Provincia nel Palazzo del Governo. Le competenze di amministrazione attiva della Provincia erano praticamente residuali: ebbe ciò che non conveniva attribuire né allo Stato né ai Comuni, la gestione dei manicomi e quella delle strade provinciali, oppure di alcune tipologie di istituti di istruzione secondaria che non potevano aver sede in ciascun comune, come invece era stato imposto per le scuole elementari.
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