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Venerdì 30 Settembre 2016, ore 17.23
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I termini della questione della condizionalità

La resistenza di Spagna e Italia a firmare una richiesta di assistenza finanziaria.

Vincenzo Russo
Vincenzo Russo
Ordinario di Scienza delle Finanze presso l'Università La Sapienza, Roma. Autore del blog enzorusso2020
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Dopo la presa di posizione del Presidente della BCE Mario Draghi, a parole, tutti concordano che l'euro è una conquista irreversibile. Dopo la riunione del Consiglio direttivo della BCE i mercati borsistici hanno tirato un sospiro di sollievo. Gli spread comunque si mantengono alti, ma il discorso si è spostato sulla questione della condizionalità. A ben vedere il termine è più chiaro di quelli che di volta in volta sostituisce: lettera di intenti o memorandum d'intesa.

A maggior chiarimento, uso l'esempio della decisione del Vertice europeo del 28-29 giugno e dell'Eurogruppo successivo che hanno deciso di far intervenire il fondo salva-Stati per salvare direttamente le principali banche spagnole. In uno Stato centralizzato o federale il controllo sulle modalità di finanziamento e di utilizzo delle risorse mobilitate viene svolto dalle competenti commissioni parlamentari. Il fondo salva-Stati non dà contributi a fondo perduto. Presta assistenza finanziaria, ma è chiaro che se i prestiti poi non vengono rimborsati essi vengono prima o poi coperti con le imposte dei contribuenti dei Paesi finanziatori.

Il Parlamento europeo non ha fin qui il potere di prelevare nuove imposte per finanziare questo tipo di operazioni. L'Unione europea non è ancora una vera federazione, ma ha molti elementi per poterla considerare tale solo che i parlamenti e i governi dei paesi membri lo volessero. Questi hanno optato per un approccio gradualista e confuso che comincia a provocare seri problemi. Il controllo dell'utilizzo di questi fondi speciali, per accordo unanime, viene affidato alla c.d. troika (BCE, FMI, Commissione UE) che non solo non ha legittimità democratica diretta ma per di più applica, secondo me, una ricetta sbagliata.

Nei giorni scorsi era sembrato che la Spagna fosse disposta a chiedere formalmente aiuto e firmare un Memorandum di intesa. Poi si è saputo addirittura di una telefonata del Presidente Obama per convincere Rajoy a tale passo. Non ultimo, leggo che il Presidente Hollande cercherebbe di convincere il premier Monti ad avvalersi della stessa procedura. Sarebbe una farsa se non ci fossero di mezzo la stabilizzazione, la crescita dell'economia e la creazione di nuovi posti di lavoro. La vera alternativa alla troika, che peraltro vede coinvolta una organizzazione internazionale, sarebbe un governo federale o, in via transitoria, una Commissione economica con veri poteri di coordinamento delle politiche economiche, gestione e controllo dell'esecuzione della politica di bilancio che riferisca alle commissioni competenti del Parlamento europeo. Ma negli ultimi anni, il ruolo della Commissione è stato oscurato dal Consiglio europeo composto dai Capi di Stato e di governo, ossia, da personalità dalla veduta corta in preda a rigurgiti nazionalistici in forte contrasto con il progetto europeo che, a parole, dicono di voler mandare avanti. Sono gli stessi politici che il giorno prima ratificano il patto di bilancio e il giorno dopo lamentano la violazione della sovranità nazionale. Per ottenere l'assistenza del FMI bisogna firmare una lettera di intenti. Per avere l'assistenza del fondo salva-Stati, bisogna firmare un Memorandum d'intesa. Dov'è la differenza?
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