Teleborsa utilizza cookie, anche di terze parti, e tecnologie simili per gestire, migliorare e personalizzare la tua esperienza di navigazione del sito. Per maggiori informazioni su come utilizzare e gestire i cookie, consulta la nostra Informativa sui cookie. Chiudendo questa notifica o interagendo con questo sito acconsenti al nostro utilizzo dei cookie. X
Mercoledì 28 Settembre 2016, ore 22.43
Azioni Milano
A B C D E F G H I J K L M N O P Q R S T U V W X Y Z

Americani e Americloni

Diritti senza ricchezza e ricchezza senza diritti. L’America è fuori dai confini degli Usa.

Guido Salerno Aletta
Guido Salerno Aletta
Editorialista dell'Agenzia Teleborsa
Diritti senza ricchezza e ricchezza senza diritti.
L’America è fuori dai confini degli Usa, altri Paesi hanno offerto ospitalità al capitalismo, ma senza libertà né diritti.


L’America è ormai fuori degli Stati Uniti. Ma al di fuori del suo sistema politico, dell’insieme dei diritti politici e civili così faticosamente conquistati, che ne hanno fatto un punto di riferimento mondiale per chiunque avesse un anelito di libertà, non solo economica, rimane solo il mito della ricchezza e lo spirito selvaggio del capitalismo. Non basta replicare lo skyline di Manhattan, l’incanto di Times Square e lo scintillio di Hollywood per essere America. Non sono le vetrate infinite dei grattacieli, i clacson che si ripetono ossessivi nel traffico senza nessuna prevedibile cadenza o il ruggito dei motori che si ripete all’unisono ad ogni gree light dei sematori, le colonne di auto immobili sulle highway, il groviglio di speranze e di delusioni, il contrasto tra fortune smisurate dei pochi e povertà dei tanti a trasformare qualsiasi angolo del mondo nell’America. Sono solo Americloni.

Gli Usa sono senza America ma l’America fuori dagli Usa ne ha perso il fascino, gli ideali di libertà e di giustizia. Dopo aver cercato di esportare il suo modello per ogni dove, il successo di questa strategia ha svuotato l’America di se stessa: gli spiriti animali del capitalismo hanno trovato albergo dappertutto, anche presso le nazioni che avevano per anni perseguito modelli politici e produttivi opposti. In Cina ed in Russia sembra che mai alcuno abbia mai sentito parlare di capitalismo di Stato, di pianificazione: la libertà di arricchirsi sembra avere tradizioni secolari. Eppure, ieri l’altro tutto era diverso. Vent’anni passano in fretta.

La crisi è anche questo: ricchezza senza diritti, diritti senza ricchezza. Chi si cimenta nel disegnare la nuova fase del capitalismo dopo la crisi e si affretta a pronosticare la fine dei sistemi di sicurezza sociale conquistati a così duro prezzo negli Usa, in Inghilterra e nell’Europa negli scorsi ottanta anni, nega la realtà di un travaglio. Non fu generosità, ma necessità. La stessa situazione dell’oggi: debiti su debiti avevano dissanguato i popoli dopo la guerra, ancor più della guerra. Le perdite azionarie derivanti dalla crisi del 2008 paiono ben poca cosa rispetto alle instabilità che ne è derivata ed ai debiti pubblici che ne sono conseguiti per alleviarne le conseguenze. A parti invertite rispetto alla prima guerra mondiale, che fu combattuta in Europa e scatenò una crisi finanziaria negli Usa, stavolta è la crisi fianziaria americana che sta creando i conflitti più profondi in Europa. Le relazione inverse sono evidenti: così come gli Usa avevano finanziato il conflitto europeo del ’15-’18 vendendo all’Europa i prodotti che non era in grado di realizzare per via della guerra in corso, stavolta è stata l’Europa che ha finanziato gli Usa cresciuti a debito per oltre un decennio. E, a ritroso, si sono riaperte le maglie dell’Unione europea.

C’è un ulteriore dato: dall’11 setembre del 2001 in avanti, gli Usa hanno proceduto nella più complessa e costosa operazione di stabilizzazione globale mai operata dalla fine della seconda guerra mondiale. Si è trovata proiettata all’esterno militarmente e attaccata dall’esterno economicamente, dalla concorrenza dei nuovi players globali. E’ stato l’identico overload di sfide che ha portato alla dissoluzione dell’Unione Sovietica, incapace di produrre ad un tempo burro e cannoni.

La crescita a debito degli Usa ha coperto la insufficienza delle risorse interne necessarie a mantenere inalterato il tenore di vita dei suoi cittadini mentre si combattevano questi due conflitti. Ora l’America è fuori dagli Usa, con l’intero sistema economico e finanziario americano completamente estraneo alle vicende ecoomiche e sociali interne della madrepatria, ed altri Americloni che si affacciano spavaldi sulla scena mondiale. Americloni che hanno tutti i difetti dell’America senza averne alcuno dei pregi: ed è questo ciò che deve far riflettere. Sono società senza il mito della libertà, della uguaglianza su cui ciascuno costruisce a modo suo la felicità. E’ invece la felicità fine a se stessa, pagata a qualunque costo. Per gli Americloni, la negazione della libertà e della uguaglianza sono i mattoni su cui si costruisce la felicità collettiva.

Paesi Macchina, gli Americloni, in cui lo Stato non è la sovrastruttura formale del sistema capitalistico, che ha lo scopo di dissimulare le sostanziali illibertà politiche ed economiche ed il dominio del capitale sul lavoro, ma la struttura portante che ne è artefice. E’ l’America che ha attecchito fuori dai suoi confini facendosi altro da se’. Sono i figli-della-patria con cui gli Usa dovranno confrontarsi.
Altri Top Mind
Commenti
Nessun commento presente.
Per inserire stili HTML nel commento seleziona una parola o una frase e fai click sull'icona corrispondente.