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Domenica 25 Settembre 2016, ore 16.12
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Gli spread non si curano con la tachipirina

Se la causa degli spread sono le politiche economiche inadeguate, sono queste che vanno cambiate.

Vincenzo Russo
Vincenzo Russo
Ordinario di Scienza delle Finanze presso l'Università La Sapienza, Roma. Autore del blog enzorusso2020
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Lo scudo anti-spread non ha alcun serio fondamento teorico se uno accetta la logica della yardstick competition, ossia, della concorrenza rispetto ad un comune metro di misura. Nella competizione tra paesi gli indicatori da prendere in considerazione sono diversi ed hanno a che fare in primo luogo con l'economia reale. La Germania è divenuta benchmark un po' per merito suo, ma soprattutto per l'incapacità o i demeriti degli altri paesi membri della UE che non sanno gestire in maniera efficiente ed equa le loro politiche economiche. Dobbiamo distinguere tra la funzione di stabilità dei prezzi (missione della BCE) e la funzione di stabilizzazione dell'economia che è cosa ben diversa ed è responsabilità soprattutto dei governi dei paesi membri. Benché distinte e separate queste Autorità sono chiamate a cooperare tra di loro nell'interesse comune.La mancanza di un'autorità di politica economica e finanziaria al centro complica enormemente il lavoro della BCE. Questo è lo squilibrio istituzionale fondamentale che le proposte in discussione non affrontano alla radice.

Da un recente confronto della performance dell'Italia e della Germania 2007-2012 emerge che in Italia il PIL in volume è diminuito del 6,8% mentre in Germania è aumentato del 3,1%; la produttività è scesa del 5,3% e dell'1,3% rispettivamente nei due paesi; l'occupazione è calata dell'1,6% nel primo paese ed è aumentata del 4,5% nel secondo; i disoccupati italiani sono aumentati rispettivamente del 77,8% e quelli tedeschi sono diminuiti del 22,5%.

Questi sono i fondamentali del nostro paese che confermano due trend di lungo periodo: la produttività e crescita stagnante rispettivamente negli ultimi venti anni la prima e nell'ultimo decennio la seconda. Potrei aggiungere le rendite di protezione derivanti dalle mancate liberalizzazioni, l'inefficienza della pubblica amministrazione e del sistema bancario, l'illegalità dilagante e la lentezza della giustizia, le diseconomie esterne, ecc.. Ma a fronte di detta performance economica, i conti pubblici sono via via peggiorati. Le manovre deflattive del 2011-12 hanno fatto avvitare l'economia italiana in una spirale perversa di breve-medio termine che, mentre deprime ulteriormente la crescita economica, non consente di risanare i conti pubblici.
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