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Domenica 11 Dicembre 2016, ore 14.54
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La strategia del topo

Come investitore, il topo ha elaborato una strategia basata sull’unico dato a sua disposizione.

Francesco Caruso
Francesco Caruso
Master in Financial Technical Analysis, vincitore di SIAT Award 2011
Il topo meccanico ha attitudini profondamente abitudinarie. Non essendo in grado di recepire molti dati, le sue strategie sono semplici, basate su pochi comportamenti, il più possibile ripetitivi e tesi alla massimizzazione delle possibilità di successo e sopravvivenza. Il topo meccanico ama pertanto i percorsi fissi o quantomeno conosciuti. Come investitore, il topo ha elaborato una strategia basata sull’unico dato a sua disposizione: i rendimenti medi mensili del mercato azionario più importante. Si è difatti accorto che Settembre è storicamente il mese peggiore per la borsa, ma anche che investendo alla fine di Settembre e vendendo tutto alla fine di Aprile si massimizza gran parte di quello che il mercato è in grado di dare durante l’anno e si evita il periodo storicamente meno proficuo, che è quello tra Maggio e Settembre. Il topo sa che spesso, anche quando l’estate è buona, tra Settembre e Ottobre qualcosa si rischia.
Non ricevendo nessuna ulteriore informazione, non avendo altri dati, non conoscendo nulla di analisi macro, di Internet, di bull e bear markets secolari, di crisi del debito e di double dip, non comprendendo nemmeno il significato dei termini “massimi” e “minimi”, non avendo un profilo FB ma essendo dotato di una perseveranza proverbiale, il nostro simpatico topo ha continuato a investire secondo la sua strategia anche negli ultimi, tormentati 15 anni (la durata della vita di un topo meccanico ben oliato può essere considerevolmente superiore a quella di un topo normale). Vediamo come gli è andata. Le frecce nere indicano i livelli di entrata e quelle rosse i livelli di uscita. Quando il topo guadagna, c’è la faccina blu e quando perde c’è quella rossa. Come si vede, su 14 anni ce ne sono stati 11 in guadagno e 3 in perdita. Complessivamente il topo è in buon utile (come si vede sotto, una media di +7.3% all’anno, contro una media nello stesso periodo dell’indice di +2.7%). Ecco il dettaglio del periodo 1998-2012.
L’utile diventa poi massiccio quando si considerano i suoi investimenti dei decenni precedenti: con la sua strategia ha ottenuto una performance di gran lunga superiore a quella del classico “buy & hold” e pertanto superiore a quella di chissà quanti fondi e gestori. Anche su un mercato particolarmente debole e tribolato come quello italiano, il topo con la sua strategia dal ’98 ad oggi non ha performato male: comunque ha guadagnato e ha fatto molto meglio dell’indice. Le aree sul grafico rappresentano le zone tra la chiusura del 30 Settembre e quella del 30 Aprile. Quelle blu (con freccia blu) sono in utile, quelle rosse (con freccia rossa) sono in perdita. La strategia è ampiamente perfettibile: basterebbe – ad esempio – che il topo spalmasse acquisti e vendite su 2 o 3 mesi o applicasse alcune regolette di money management. Ma al topo non interessa, è contento così e soprattutto ha ottenuto quattro vantaggi enormi: 1) ha ridotto lo stress da eccesso di informazioni; 2) ha ridotto i costi accessori; 3) batte i mercati senza combatterli; 4) può dedicare il suo tempo ad altro.
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