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Lunedì 26 Settembre 2016, ore 23.01
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Free market, Choosy guys & Tweet Power

Le imprese hanno piena libertà di scelta mentre i giovani non avrebbero alternative. A meno che non si organizzino, con un tweet.

Guido Salerno Aletta
Guido Salerno Aletta
Editorialista dell'Agenzia Teleborsa

Anche stavolta è polemica: secondo il Ministro del welfare i nostri ragazzi sarebbero un po' troppo schizzinosi. L'ha detto in inglese, con un eufemistico neologismo: "choosy". Quando si tratta di lavorare sodo si tirano indietro: bisogna prendere il lavoro che c'è e poi, da dentro, continuare a guardarsi intorno. Hanno replicato a centinaia, i giovani precari che si arrabattano con i contratti a progetto, pagati poche centinaia di euro al mese. A dire il vero, di annunci sui giornali e di avvisi sulle vetrine di negozi se ne vedono pochi: chi ha un lavoro se lo tiene stretto, fisso o precario che sia. Con la crisi che c'è tutti cercano di andare avanti alla meglio, ma sono sempre di più quelli che il lavoro lo perdono.

La verità è che in Italia, da troppo tempo, si discute solo e sempre del fattore lavoro: sarebbe costoso, rigido, scarsamente produttivo. Ormai segmentato in due: da una parte c'è chi, in altri tempi, è riuscito ad essere assunto a tempo indeterminato; dall'altra c'è chi, più di recente, ha come offerta solo un impiego temporaneo. Senza prospettive di stabilizzazione né tantomeno di carriera. Con la riforma dell'articolo 18 il Ministro Fornero voleva darci un taglio netto: tutti licenziabili, i dipendenti a tempo indeterminato. Un modo per dare libertà alle imprese e mettere tutti i lavoratori nella stessa barca. E' invece rimasto più o meno tutto come prima. Anche la Fiat, che della flessibilità contrattuale aveva fatto un cavallo di battaglia, alla fine ha dovuto mettere la sordina sullla strategia Fabbrica Italia: il problema è che non c'è mercato, e quindi gli investimenti si faranno più avanti.

A volerla dire tutta, c'è stata una enorme amplificazione dei gradi di libertà di scelta che hanno le aziende. Una impresa può organizzarsi come meglio crede, ed ormai si segmenta e si spacchetta in tutto il mondo secondo le migliori convenienze: sedi operative dove il lavoro costa meno, sede legale dove si pagano meno tasse, holding dove il patrimonio è anonimo, lavoro contrattualizzato dove la legislazione è più lasca e si pagano meno contributi sociali, impianti che si fermano dove c'è la Cassa integrazione guadagni in modo da accollare al bilancio pubblico i costi della recessione, investimenti solo dove ci sono incentivi, finanziamenti dove il denaro costa meno ed impieghi dove rendono di più. Per evitare grane fiscali in molti casi si evita qualsiasi stabile organizzazione, anche una banalissima sede di rappresentanza sarebbe pericolosa: le imprese sono onnipresenti sul mercato ma operano da fuori.

La gran parte del business è ormai solo organizzativo: non si paga un manager per produrre di più ma per spendere di meno. Il lavoro è così una commodity, anche quello specialistico: si trovano ingegneri dappertutto, designer ce ne sono a iosa. Nel lavoro contano solo ed esclusivamente le relazioni: viene pagato chi porta il mercato. La forza dei giovani sta in questo: sono un mercato di consumo immenso e non ne hanno consapevolezza. Se fanno massa, riprendono il gioco in mano: organizzandosi, possono affondare qualsiasi impresa in pochi giorni, multinazionali comprese. Tweet Power.

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