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Mercoledì 28 Settembre 2016, ore 09.05
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Celebrate the "Saving day", but nowadays Economy is Debt-driven

Capitalismo 3.0: quando i consumi dipendono dai debiti e le banche centrali sono impotenti.

Guido Salerno Aletta
Guido Salerno Aletta
Editorialista dell'Agenzia Teleborsa

Le leggi economiche non sono altro che il frutto della osservazione della realtà, che cerchiamo prima di interpretare e poi di prevedere sulla base di questi modelli. Ma, se la realtà cambia, le leggi economiche vanno aggiornate: prima tra tutte, quella che considera il rapporto tra reddito, consumo e risparmio. Quest'ultimo è stato definito come la risultante del reddito che ci si astiene dal consumare e che viene mantenuto in forme più o meno liquide (C=Y-S). La teoria economica classica fonda la determinazione dei tassi di interesse e la loro manovra da parte delle banche centrali in funzione dell'impulso a risparmiare di più quando questi crescono: diminuiscono i consumi e si riduce la convenienza ad investire dacché si riduce il margine di profitto derivante dalla ridotta differenza tra il costo del capitale ed il suo rendimento.

Accade, invece, che il consumo possa eccedere il reddito (C=Y+D): ciò accade quando si ricorra al debito e si paghino con una quota del reddito gli interessi e l'ammortamento del prestito accordato. Nel caso del risparmio c'è un rinvio dei consumi, in quello del debito una loro anticipazione; nel caso del risparmio si incamerano interessi che aumentano ulteriormente i futuri consumi, nel caso del debito si pagano interessi che riducono ulteriormente i futuri consumi.

Il cambio del paradigma avviene quando nella distribuzione del reddito tra il profitto che remunera il capitale di rischio ed il salario che remunera il lavoro si introduce la variabile capitale finanziario: la rendita, che si forma nelle maniere più varie. Si va dalla proprietà atavica delle terre alla appropriazione delle risorse minerarie, alla moderna segregazione della ricchezza attraverso il copyright. La rendita genera un flusso monetario che può essere consumato, investito, risparmiato: può generare il credito; è una fonte assai più dinamica del risparmio tradizionale, perché si produce attraverso lo sfruttamento di una sorta di monopolio naturale o legale.

Le banche centrali non governano più le relazioni fondamentali: la moneta che creano non va né al credito né agli investimenti perché non c'è reddito o profitto che li sostenga. Le manovre sul tasso di sconto non incidono né sulla formazione del risparmio né sull'afflusso di questo verso gli investimenti. Le rendite sopravanzano di gran lunga i risparmi, ed i redditi sono stati assottigliati progressivamente per via della crescita delle prime. La capacità di risparmiare delle famiglie è stata sostituita dalla loro capacità di indebitarsi: siamo oltre la sostenibilità. Chi non l'ha raggiunta deve spingere gli altri fino al limite del default, per mantenere la integrità di quanto accumulato. Questa è la fine della prosperità, il capitalismo finanziario.

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C= Consumo, Y= Reddito, S= Risparmio, D= Debito

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