Teleborsa utilizza cookie, anche di terze parti, e tecnologie simili per gestire, migliorare e personalizzare la tua esperienza di navigazione del sito. Per maggiori informazioni su come utilizzare e gestire i cookie, consulta la nostra Informativa sui cookie. Chiudendo questa notifica o interagendo con questo sito acconsenti al nostro utilizzo dei cookie. X
Martedì 6 Dicembre 2016, ore 19.01
Azioni Milano
A B C D E F G H I J K L M N O P Q R S T U V W X Y Z

Keynes e il declino dell’impero americano

Il comportamento ciclico dell'economia, la scuola keynesiana e le elezioni USA.

Francesco Caruso
Francesco Caruso
Master in Financial Technical Analysis, vincitore di SIAT Award 2011
1 2 3 »

Il mondo ha tardato a capire che quest’anno stiamo vivendo all’ombra di una delle più grandi catastrofi della storia. Oggi infine anche l’uomo della strada si è reso conto di quanto sta accadendo; ma, non sapendo il perché e il come delle cose, è in preda a paure che potrebbero dimostrarsi eccessive, così come ieri, quando il pericolo andava profilandosi, gli mancava quella che sarebbe stata una ragionevole preoccupazione. Quest’uomo incomincia a dubitare del futuro: sta forse uscendo da un piacevole sogno e quelle che si trova di fronte sono le tenebre della realtà? O forse sta scivolando in un incubo destinato a dissolversi?

Sono dubbi inutili. Quello di prima non era un piacevole sogno; quello di oggi è un incubo destinato a dissolversi con il mattino. Le risorse della natura e gli artifici dell’uomo sono ancora oggi fecondi e produttivi non meno di ieri, il ritmo con cui procediamo alla soluzione dei beni materiali della vita non è meno rapido; uguale è la nostra capacità di permettere a ciascuno un livello di vita elevato (elevato, intendo, rispetto a una ventina di anni fa, per esempio), ed impareremo presto a sostenere un livello di vita ancor più elevato. Nessuno ci ha ingannati. Siamo, però, affondati in un enorme pantano per aver commesso un errore nel controllo di una macchina delicata di cui non comprendiamo il funzionamento. Risultato è che le nostre capacità potenziali di ricchezza potranno andare sprecate per un certo periodo di tempo. Forse per un periodo lungo.

E’ probabile che la recessione in questo momento sia un po' appesantita da problemi psicologici. Una modesta reazione di segno positivo può, dunque, verificarsi in qualsiasi momento ma, a mio avviso, non potrà trattarsi di una vera ripresa fino a che le idee degli erogatori del credito e quelle dei prenditori produttori non avranno ritrovato un punto di contatto: in parte attraverso l’accondiscendenza dei primi a fornire credito a termini favorevoli e in un ambito geografico più ampio, in parte attraverso una ripresa di entusiasmo dei secondi che li renda più propensi a contrarre un debito. Raramente il divario fra le due parti è stato così ampio e così difficile da superare.

(brano tratto da John Maynard Keynes, La Grande Depressione del 1930)

* * *

Ho riportato questo brano di Keynes, preso dall’illuminante saggio “Esortazioni e profezie”, per due motivi. Il primo è dimostrare che – diverse generazioni dopo – gli errori si ripetono e la storia si ripete: comportamento ciclico. Il secondo è dimostrare che esistono brani riferiti a una materia cangiante come l’economia che potrebbero essere perfettamente riportati – senza una virgola di cambiamento – in qualunque prima pagina di un giornale di oggi, tale è l’acume di chi li ha scritti e la loro attualità senza tempo. Keynes era senza dubbio un grande e un visionario: il semplice fatto che oltre settant’anni dopo abbia un’influenza così profonda su dibattiti e politiche economiche (alcune, interessanti, su www.chicago-blog.it) ne è la prova migliore.

Mi resta qualche dubbio sul fatto che Keynes stesso avrebbe approvato incondizionatamente ciò che è stato fatto in nome della sua teoria economica.

1 2 3 »
Altri Top Mind
Commenti
Nessun commento presente.
Per inserire stili HTML nel commento seleziona una parola o una frase e fai click sull'icona corrispondente.