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Venerdì 9 Dicembre 2016, ore 12.50
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E se il Fiscal Compact facesse la misera fine della Exit Strategy?

La politica di rigore monetario proclamata nel 2011 dal Governatore Trichet si è dimostrata fallimentare.

Guido Salerno Aletta
Guido Salerno Aletta
Editorialista dell'Agenzia Teleborsa

C'è un disco rotto, in Europa, che ripete da quattro anni le stesse parole: "Il peggio è passato. Ma dobbiamo andare avanti senza deflettere, perché siamo finalmente sulla buona strada".

Nel 2011 era stato Jean Claude Trichet, allora Governatore della Bce, ad inaugurare il mantra della Exit Strategy: bisognava smetterla con la liquidità senza limiti prestata al sistema finanziario e tornare alla normalità, aumentando i tassi ufficiali di riferimento. E così, il 13 aprile del 2011 vennero alzati di un quarto di punto, portandoli all'1,25% dopo che per ben due anni, a partire dal 13 maggio del 2009, erano stati all'1%, il livello più basso mai disposto nella pur breve storia della Bce. Non bastò: bisognava accelerare. E così, il 13 luglio del 2011 il tasso fu elevato di un altro quarto di punto, per dimostrare ai mercati che si faceva sul serio.

E' paradossale, ma fu la stretta monetaria decisa dalla Bce ad innescare nel mese di giugno del 2011 la crisi dei debiti sovrani europei e poi a farla deflagrare in agosto: gli italiani se lo ricordano bene. Senza liquidità aggiuntiva per finanziare i nuovi deficit di bilancio e con i tassi ufficiali in rialzo, era evidente che le aste dei titoli dei Paesi periferici avrebbero sofferto e che si sarebbe creata una forte tensione sui mercati secondari. A causa di questa decisione di politica monetaria, tutti i titoli pubblici emessi a tassi irrisori a partire dal 2009, da quando la Bce aveva inondato di liquidità il sistema finanziario, sarebbero scesi sotto la parità: bisognava vendere per evitare di registrare minusvalenze in bilancio. Fu il tracollo. E dovette intervenire il nuovo Governatore, Mario Draghi, ad innescare una violenta retromarcia, sia sul fronte dei tassi sia su quello della liquidità. Abbassò i tassi di riferimento all'1,25% il 9 novembre, nella sua prima riunione ufficiale, e poi all'1% dopo appena un mese, il 14 dicembre. Tra fine d'anno e l'inizio del 2012 Draghi mise in campo due operazioni di rifinanziamento bancario senza limiti di importo a tre anni, denominate Ltro, al tasso fisso dell'1%. Fu la salvezza, come tutti hanno riconsciuto. La Exit Strategy era stata troppo veloce e violenta dal punto di vista della stabilità dei mercati finanziari. Ma anche allora, nel 2011, solo pochi si azzardarono a criticare queste decisioni: il rigore, già da allora, era il mantra indiscutibile. Ma se la marcia indietro della Bce fu inevitavile, da allora viviamo in una bolla di indecisione: nessuno sa che cosa succederà tra due anni, alla scadenza del rifinanziamento.

Sul Fiscal Compact sta accadendo lo stesso: le strette di politica fiscale sono state teorizzate e perseguite con la stessa miope determinazione con cui si decise la Exit Strategy per la politica monetaria. Ora, si afferma che il momento più drammatico della crisi dell'euro sarebbe alle nostre spalle, perché è stato superato il terrore del default dei debiti sovrani dei Paesi periferici: Grecia, Irlanda, Portogallo, Spagna ed Italia sono sulla buona strada. I loro Governi hanno proceduto con lena sulla strada del rigore, del risanamento finanziario e delle riforme strutturali. E' ben vero che nel 2012 le loro economie europee sono tracollate, e che l'Italia non aveva mai sofferto di un analogo calo dei consumi se non nei periodi di guerra, ma sono le conseguenze della inevitabile terapia che i mercati chiedevano con insistenza. A quattro anni dall'inizio della crisi, i loro deficit pubblici europei erano ancora troppo alti, i debiti erano cresciuti enormemente, e si doveva intervenire con decisione, con una frenata brusca: tasse e tagli alla spesa pubblica senza pietà. I risultati positivi, la famosa luce in fondo al tunnel, si dovrebbero vedere almeno nell'ultimo trimestre di quest'anno, con un avvio di ripresa economica.

Speriamo bene, perché nell'armadio della crisi, tra gli scheletri europei, c'è già finita l'Exit Strategy. Se le cose non dovessero andar bene, non ci andrà solo il Fiscal Compact a fargli compagnia.

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