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Venerdì 30 Settembre 2016, ore 05.25
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La veduta corta della Merkel e le scelte del Consiglio Europeo

Ora che conosciamo i termini del compromesso raggiunto dal Consiglio Europeo, cosa faranno i paesi euromed?

Vincenzo Russo
Vincenzo Russo
Ordinario di Scienza delle Finanze presso l'Università La Sapienza, Roma. Autore del blog enzorusso2020
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In occasione della recente visita di Bersani in Germania, Andrea Tarquini ha intervistato Karl Lamers consigliere del ministro delle finanze tedesco Schaeuble e si è avuta l'ennesima occasione per capire meglio quale sia la posizione del governo tedesco sulla crescita. Lamers dice che questa è necessaria, "ma è difficile accordarla con il risanamento dei conti. Il risparmio può portare alla deflazione, ma la crescita mal gestita all'inflazione". Poi aggiunge che le riforme strutturali sono indispensabili ma creano effetti dopo un certo tempo - anni aggiungo io, e sempreché siano ben congegnate. Lamers concede che occorrono anche impulsi a breve alla crescita e, in democrazia, non si può chiedere troppo specie ai lavoratori". Questo è il succo dell'intervista del 6 u.s. che rende ben chiara la posizione del governo tedesco guidato dalla Signora Merkel.

Quali i punti deboli di questa posizione? Pur ammettendo che occorrono a breve stimoli alla crescita, in fatto, Lamers li esclude perché essi sono difficili da conciliare con il risanamento dei conti, alias, con l'obiettivo del pareggio di bilancio reso più stringente con la firma del Trattato intergovernativo della Primavera scorsa. Nell'interpretazione rigorosa anche del deficit strutturale la Germania esclude il ricorso all'indebitamento anche per gli investimenti direttamente produttivi. Grazie alla politica monetaria espansiva della BCE c'è un oceano di liquidità, ma essa non può essere utilizzata dai governi per sostenere la domanda delle famiglie. Quando i tassi di interesse si avvicinano allo zero, come è stato ed è negli ultimi anni, la politica monetaria da sola non stimola la domanda anche perché essa, in Europa, si immette in un non sistema, ossia, in un mercato monetario e creditizio segmentato, con regole e prassi diverse che hanno problemi diversi e con situazioni congiunturali diverse.

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