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Lunedì 26 Settembre 2016, ore 16.09
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Il Katéchon

Teologia politica dell’Europa e dell’euro.

Alessandro Fugnoli
Alessandro Fugnoli
Strategist ed esperto in economia, fa parte dal 2010 del team Kairos Partners SGR come responsabile de "Il Rosso e il Nero"
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Teologia politica dell’Europa e dell’euro.

Dice l’antropologa Ida Magli che l’Europa unita dei tecnocrati di Bruxelles è una violenza inaudita contro la storia, la cultura e le tradizioni millenarie dei popoli che la abitano. Vero, ma è altrettanto vero che la pulsione verso l’unificazione è anch’essa millenaria.

L’impero romano, la prima forma di Europa unita, si scioglie nella cristianità, che nella sua forma politica è così tanto europea da espellere fin dal V secolo il cristianesimo nestoriano della Persia, dell’India e della Cina. La cristianità europea si costituisce politicamente nel Sacro Romano Impero, che evolve nel Sacro Romano Impero della Nazione Germanica e nella monarchia asburgica, che tramonta nel 1918. La parentesi napoleonica è anch’essa paneuropea e si limita a sostituire l’universalismo giuridico romano e quello cristiano dell’Impero con l’universalismo secolarizzato giacobino. (Nella foto: Costantino il Grande. IV secolo. Roma. Musei Capitolini)

Anche il Generalplan nazionalsocialista del 1940 è geopoliticamente paneuropeo, ma inverte completamente di segno il carattere universalista del primo e del secondo Reich. Primato dell’Herrenvolk, sterminio degli ebrei e schiavizzazione degli slavi contraddicono alla radice il modello dell’unità dei popoli europei sotto l’imperatore cristiano.

Risorta dalle rovine della guerra, l’Europa adotta nuovamente un progetto di unificazione basato sull’universalismo delle regole. È europeo chiunque accetti l’Acquis Communautaire, l’insieme delle leggi europee. Il repubblicanesimo francese e il patriottismo della costituzione, l’ideologia che Habermas elabora per la Bundesrepublik, sono il modello dell’ideologia europea.

L’universalismo europeo, nei suoi venti secoli di storia, non varca mai la soglia geopolitica continentale. L’Inghilterra normanna prova a installarsi in Francia, ma dopo la guerra dei cent’anni e la sconfitta se ne va per sempre dall’Europa, le dà le spalle e si rivolge agli oceani. Vi rimetterà piede solo per togliere di mezzo Napoleone, Guglielmo II e Hitler e per controllare, aderendo all’Unione Europea, che i burocrati di Bruxelles non le procurino danni. La Svezia se ne scende in Germania durante la guerra dei trent’anni ma da quel momento si ritira in uno splendido isolamento. L’adesione svedese e danese all’Europa è pragmatica, non ideologica. Metà dentro, metà fuori. E niente euro. La Turchia, dal canto suo, mette l’universalismo delle regole di Bruxelles di fronte a una contraddizione insanabile.

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