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Giovedì 29 Settembre 2016, ore 22.38
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Monetaristi giapponesi, keynesiani americani e naufragi europei

C'è sempre una buona ragione al mondo per stampare moneta.

Guido Salerno Aletta
Guido Salerno Aletta
Editorialista dell'Agenzia Teleborsa
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C'è sempre una buona ragione al mondo per stampare moneta. Mentre la Fed prosegue con il Qe3 per stimolare l'economia reale, la Banca del Giappone raddoppia la base monetaria per creare inflazione. L'Europa, paralizzata, invece chiude gli occhi ed affonda.

In Giappone i prezzi interni calano in continuazione: considerando il deflatore del PIL, fatto 100 il livello del 2005, oggi siamo a 92. In pratica, è come se tutto l'aumento della produttività fosse stato traslato a favore del compratore, che può beneficiare di prezzi costantemente più bassi, un anno dopo l'altro. Si tratta di un fenomeno stravagante e forse incomprensibile per gli italiani, sempre alle prese, ormai da mezzo secolo, con l'inflazione che va combattuta perché erode il valore reale dei risparmi accumulati e dei salari pattuiti. Il fatto è che, con i prezzi che calano, anche i tassi di interesse che tendono allo zero, quelli praticati ormai da anni dalla Banca del Giappone, assumono un valore reale positivo. Ed ancora, va considerato che la ricchezza si valuta a prezzi di mercato: il valore delle azioni o delle proprietà immobiliari si esprime in termini monetari correnti. L'asset inflation è uno dei fenomeni che determinano le bolle speculative, ma genera una sensazione di euforia, di ricchezza che cresce. Ma, se i prezzi scendono in continuazione, si tende a rinviare gli acquisti, visto che in futuro si pagherà un prezzo ancora più basso: l'economia tende così a ridurre progressivamente la sua dinamica. Se anche i prezzi degli asset seguono la stessa dinamica, è giocoforza sentirsi anno dopo anno più poveri.

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