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Sabato 3 Dicembre 2016, ore 05.38
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Le macerie dell'economia italiana

Un'analisi della tragica situazione dell'economia italiana.

Vincenzo Russo
Vincenzo Russo
Ordinario di Scienza delle Finanze presso l'Università La Sapienza, Roma. Autore del blog enzorusso2020
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Dopo le misure di austerità del governo Monti, nel 2012 il PIL è diminuito del 2,4%, il debito pubblico che a fine 2011 toccava il 120%, a dicembre 2012, ha raggiunto il 127% e a fine 2013 toccherà il 130%, secondo le previsioni dello stesso governo.

Esattamente il risultato opposto all'obiettivo che Monti si era proposto in continuità con quello di Berlusconi. Dopo che questi si era fatto dettare una lettera dalla Banca centrale europea e dopo che ai 70 miliardi di misure deflazionistiche adottate da Tremonti e Berlusconi, il governo Monti ne ha aggiunto altri 25 con il famigerato decreto Affossa-Italia. A nulla sono serviti i moniti che venivano dagli Stati Uniti e da diversi premi Nobel dell'economia. Il governo italiano ha preferito seguire l'impostazione della Signora Merkel secondo cui il debito pubblico è peccato e le colpe vanno espiate con i sacrifici e la sofferenza di quanti perdono il posto di lavoro.

L'Unione europea e, in modo molto più grave, i paesi euromed sono dentro una seconda grave recessione nel giro di appena due anni. E non basta, se uno guarda le proiezioni a medio-lungo termine della crescita italiana contenute nel Documento di economia e finanza 2013, ci si accorge che il tasso di crescita dell'economia italiana senza le famigerate riforme, si aggira sullo 0,5% medio all'anno da qui al 2025. Se non è stagnazione vera e propria, poco ci manca. Con questo tasso di crescita non c'è modo di creare i posti di lavoro nell'ordine di 5-6 milioni che servono se si volesse affrontare sul serio il problema della disoccupazione palese e sommersa.

Secondo Emiliano Brancaccio e Marco Passarella, "l'Austerità è di destra e sta distruggendo l'Europa" (Il Saggiatore, 2012). Serve una moderna visione della programmazione economica e del ruolo economico dell'operatore pubblico.

Va da sé che per raggiungere questo obiettivo occorre smantellare la politica economica dell'austerità portata avanti in questi anni dalla BCE e dai governi neoliberisti che egemonizzano la scena politica dell'eurozona. Si tratta di una politica economica e finanziaria nettamente deflazionistica che nel medio termine rischia di far saltare l'euro e mettere in discussione il progetto europeo.
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