Teleborsa utilizza cookie, anche di terze parti, e tecnologie simili per gestire, migliorare e personalizzare la tua esperienza di navigazione del sito. Per maggiori informazioni su come utilizzare e gestire i cookie, consulta la nostra Informativa sui cookie. Chiudendo questa notifica o interagendo con questo sito acconsenti al nostro utilizzo dei cookie. X
Martedì 6 Dicembre 2016, ore 06.59
Azioni Milano
A B C D E F G H I J K L M N O P Q R S T U V W X Y Z

No, caro Presidente Recchi, il Welfare insostenibile è quello made in Usa e China

Si curano solo gli effetti e non le cause della crisi.

Guido Salerno Aletta
Guido Salerno Aletta
Editorialista dell'Agenzia Teleborsa
1 2 »
Il mondo è ripartito senza aspettare l'Italia: il Presidente dell'ENI Giuseppe Recchi è intervenuto il 15 aprile scorso su Affari & Finanza con un articolo così intitolato, affermando tra l'altro: "Noi europei pesiamo per il 7% della popolazione mondiale, per il 25% dell'economia, per il 50% dei benefici sociali erogati dagli Stati. Il nostro welfare è stato tarato per una demografia molto diversa da quella oggi propria dei nostri Paesi e 20 milioni di disoccupati nell'eurozona hanno bisogno di tassi di crescita ben diversi per poter tornare presto ad avere un lavoro. Sono necessarie riforme profonde, per rendere sostenibili i nostri stati sociali...". Affermazioni forti, che invitano a riflettere.

Ci fermiamo alla asserita insostenibilità del modello di welfare europeo, che avrebbe tre difetti: troppo generoso rispetto a quanto avviene nel resto del mondo; tarato su tendenze demografiche e speranze di vita ben diverse da quelle attuali; eccessivamente costoso per il sistema economico. Forse è vero l'esatto contrario: la crisi finanziaria e gli squilibri globali dipendono dai difetti dei sistemi di welfare di Usa e Cina.

L'Italia e l'Europa continentale hanno mantenuto fermo un modello di stato sociale che risale ai postumi della crisi del '29, che negli Usa fu affrontata da Roosvelt con il New Deal: spese pubbliche finanziate in disavanzo ed un minimo di protezione sociale, con la Social Security. Ben più solido e sostanzioso fu il sistema inglese di protezione sociale, che avrebbe accompagnato i cittadini "dalla culla alla tomba", fortemente ridimensionato da Margaret Thatcher a partire dagli anni '80. Con il Welfare State si addossarono strutturalmente al complesso delle imprese i costi economici dei sussidi volti a fronteggiare la disoccupazione temporanea nel passaggio da un impiego all'altro, e soprattutto la protezione del reddito nella vecchiaia.

I modelli di riferimento oggi sono sostanzialmente tre: quello statunitense ed anglosassone, basato sulla finanziarizzazione del soddisfacimento dei bisogni sociali e di accesso ai consumi durevoli, con l'azzeramento della capacità di risparmio e l'assorbimento di quote crescenti del reddito per servire il debito familiare; quello cinese, basato sull'accumulo di elevate quote di risparmio, che comporta bassi consumi ed il soddisfacimento diretto e personale dei bisogni; quello europeo continentale, in cui il sistema pubblico eroga attraverso una redistribuzione fiscale senza lucro una mole rilevante di servizi collettivi e di protezioni sociali.
1 2 »
Altri Top Mind
Commenti
Nessun commento presente.
Per inserire stili HTML nel commento seleziona una parola o una frase e fai click sull'icona corrispondente.