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Giovedì 29 Settembre 2016, ore 19.11
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Le tediose chiacchiere sui giovani

Fioriscono le proposte pseudo-tecniche per affrontare il problema del lavoro.

Vincenzo Russo
Vincenzo Russo
Ordinario di Scienza delle Finanze presso l'Università La Sapienza, Roma. Autore del blog enzorusso2020
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Anche il Premier Letta da ultimo ha detto che si batterà per avere decisioni e fatti concreti per l'occupazione giovanile dal prossimo Consiglio europeo di giugno. Fioriscono le proposte pseudo-tecniche per affrontare in generale il problema del lavoro: ridurre la fiscalità sul lavoro e sui redditi più bassi, tagliare il cuneo fiscale, l'Irap, l'IMU sui capannoni, finanziare la Cassa integrazione guadagni, dare incentivi alle imprese che assumono giovani e soprattutto ridurre l'alta pressione fiscale che grava sulle imprese, e via di seguito. Altri si lanciano in palingenetiche riforme del sistema tributario. Pochi ricordano che ridurre le tasse e aumentare gli incentivi inevitabilmente allarga il deficit.

Anche le massime autorità di politica economica e monetaria che 18 mesi fa hanno imposto l'austerità adesso chiedono che si rilanci la crescita. Ma anche qui, a chiacchiere, la soluzione c'è: bisogna ottenere le opportune deroghe "per sostenere la crescita e non per aumentare la spesa" come se la spesa così genericamente indicata si identificasse solo con la spesa corrente inutile, parassitaria, e non anche con la spesa per investimenti, come se per finanziare infrastrutture fosse sufficiente qualche piccolo risparmio sulla spesa corrente. Certo bisogna superare la politica dell'austerità ma, anche nella visione più corretta sulla gestione rigorosa delle entrate e delle spese pubbliche, bisogna sapere che per uscire dalla recessione servono per i paesi euromed terapie d'urto e non pannicelli caldi. Servono strumenti di intervento diretto e non solo qualche incentivo sul lato dell'offerta. Pochi spiegano perché con qualche incentivo le imprese dovrebbero assumere giovani o adulti (donne e uomini) se non hanno ordinativi, commesse per i loro beni e servizi e devono trasferire all'indietro i maggiori costi.

Ma vediamo subito cosa bolle in pentola per i giovani. In un recente intervento (Repubblica 29-04-13) Laszo Andor, commissario UE per l'occupazione, ha riassunto le proposte della Commissione in materia. Ci sono 7,5 milioni di NEET (giovani che non studiano, non seguono corsi di formazione, sono inoccupati) su 27 milioni di disoccupati. Andor definisce questi dati un forte potenziale di disintegrazione sociale. Come non essere d'accordo!

Nel dicembre 2012 la Commissione ha approntato un pacchetto per l'occupazione giovanile. Questo si tradurrebbe in una garanzia secondo cui "tutti i giovani sino a 25 anni ricevano un'offerta di un lavoro, di educazione permanente, di un apprendistato o di un tirocinio qualitativamente valida entro quattro mesi dal termine dell'istruzione formale o dall'inizio del periodo di disoccupazione". Nel febbraio scorso, il Consiglio dei ministri del lavoro ha approvato la relativa raccomandazione. Inoltre la Commissione intende promuovere un'Alleanza europea (sic!) per l'apprendistato attraverso il potenziamento della rete paneuropea TARES mirata a facilitare offerta e domanda di lavoro.
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