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Venerdì 9 Dicembre 2016, ore 08.46
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I Monti-bond non sono un regalo

Da Bruxelles richiesta di chiarimenti sugli aiuti di Stato concessi al Monte dei Paschi.

Guido Salerno Aletta
Guido Salerno Aletta
Editorialista dell'Agenzia Teleborsa
Da Bruxelles, la scorsa settimana è arrivata una richiesta di chiarimenti sugli aiuti di Stato concessi al Monte dei Paschi. Mentre il Governo ha fatto finta di non capire, in Banca si sono subito dati un mossa.

Neanche fossero stati soldi suoi, ed invece sono degli italiani visto che si tratta di 3,9 miliardi di aiuti al Monte dei Paschi di Siena erogati attraverso i cosiddetti Monti Bond, Joaquìn Almunia vice Presidente della Commissione europea ha sollevato serie di perplessità sul piano di ristrutturazione della banca.

La lettera, inviata al Ministro italiano dell'economia Fabrizio Saccomanni e pubblicata dal Financial Times, va decrittata parola per parola, dal bruxellese.

Se non sono cambiati i riti, e visto che la corrispondenza ufficiale viene sottoposta al Ministro dal Capo di gabinetto, non dovrebbero essere state neppure vergate a matita blu le due parole di prammatica, appena divise da un trattino, che caratterizzano le questioni più allarmanti su cui vengono preliminarmente interpellati gli Uffici: "Urge! - Riferirmi".

Se qualcuno avesse dovuto riferire al Ministro, non avrebbe potuto che sintetizzargli così la situazione di stallo politico rappresentata da Almunia.

Primo. Non ci sono questioni pregiudiziali nei confronti di Monte dei Paschi, né sono possibili rassicurazioni preliminari sotto il profilo politico. Inutile chiedere anticipazioni. Si sta al merito dei problemi, sulla base delle regole, rammentate pedissequamente.

Secondo. I rapporti a livello di strutture, tra Unione europea e Ministero, sono eccezionalmente proficui: continui, aperti e fruttuosi. E qui sta il nodo politico, perché a questo punto diviene chiaro che il Monte dei Paschi considera la procedura di autorizzazione degli aiuti di Stato una inutile, se non fastidiosa, incombenza burocratica cui ha fatto fronte con la presentazione di un piano di risparmi/efficientamento che viene giudicato poco credibile dal Commissario europeo. La questione del risparmio di oltre 320 milioni di euro, che verrebbero a mancare per via della rinuncia al proprietary trading e che sono necessari per ovviare ai rischi assunti in titoli del debito sovrano italiano, non può essere liquidata con la previsione di licenziare 5 mila dipendenti a tempo pieno, sul totale di 28 mila attualmente inquadrati. E' un numero "inflated": viene detto brutalmente, "gonfiato", Ma sono questioni tecniche, da affidare agli Uffici. E non è neppure una questione di remunerazione degli organi di vertice, che non deve superare una serie di parametri rispetto agli stipendi del personale.

Terzo. Bisogna smetterla con le prese in giro. Devono essere ancora chiariti praticamente tutti gli snodi della ristrutturazione del Monte dei Paschi, nella prospettiva che riprenda la sua viabilità economica, così come devono essere messe in chiaro le modalità attraverso cui saranno fronteggiati gli obblighi in essere, come la restituzione delle somme ottenute con le LTRO. Gli aiuti di Stato vengono concessi a condizione che, di converso, si riducano al massimo i flussi di cassa a favore dei proprietari, ivi compresi i detentori di titoli ibridi.

Quarto, ed è così che il Commissario Almunia conclude: devono essere aiuti di Stato, e non regali. Li conosce bene, i banchieri che talora pensano di essere superiori a tutto ed a tutti. Alla politica ed alle regole.

E' una lettera mortificante per la nostra burocrazia, che è dovuta ricorrere a Bruxelles per costringere i nostri politici a farsi forti, per far rispettare le regole del gioco. Mentre il Ministero dell'economia ha fatto sapere che non c'è molto da discutere, il Monte dei Paschi ha già rimesso in moto la macchina amministrativa, per vedere dove il piano di ristrutturazione va migliorato. Sui soldi, meglio non rischiare.
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