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Domenica 11 Dicembre 2016, ore 11.02
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Continua la farsa delle riforme costituzionali

Ridurre il numero dei parlamentari, superare il bicameralismo perfetto, semplificare il sistema, renderlo più efficiente, ridurre i costi della politica. E' il leitmotiv che sentiamo ripetere quasi ogni giorno.

Vincenzo Russo
Vincenzo Russo
Ordinario di Scienza delle Finanze presso l'Università La Sapienza, Roma. Autore del blog enzorusso2020
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Ridurre il numero dei parlamentari; superare il bicameralismo perfetto; semplificare il sistema; renderlo più efficiente; ridurre i costi della politica. E' il leitmotiv che sentiamo ripetere quasi ogni giorno. Secondo me, non se ne farà niente anche in questa legislatura perché non ci sono i tempi tecnici e manca il consenso politico necessario.

Negli Stati Uniti prima di raggiungere il c.d. Compromesso di Filadelfia 1887 la Convenzione lavorò per ben 11 anni, ma scrissero una Carta che con pochi emendamenti vige da 226 anni. In Italia la riforma del Titolo V del 2001 attende ancora di essere attuata. Ora si pretende di fare una importante riforma costituzionale in appena 11 mesi e senza tenere in alcun conto quello che bolle in Europa e altrove.

Superare il bicameralismo perfetto trasformando la seconda camera in un Senato federale, prendendo atto che a livello mondiale si registra una tendenza al decentramento perché questo favorisce la partecipazione, avvicina la politica alla gente, migliora l'efficienza del sistema perché consente di tenere conto meglio delle preferenze dei cittadini.

La proposta della Commissione di esperti per le riforme costituzionali nella sua Relazione finale del 17-09-2013 prevede che il Governo non debba avere la fiducia dal Senato e che questo abbia un potere di veto solo in alcune materie tra le quali le leggi finanziarie. Non senza ironia la Commissione scrive che l'obiettivo primario è quello del rafforzamento del Parlamento. Si capisce subito che in realtà una simile riforma tende a rafforzare il ruolo del governo e simmetricamente indebolire quello del Senato quando il problema vero e grave è quello della efficienza della pubblica amministrazione a tutti i livelli.
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