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Giovedì 29 Settembre 2016, ore 22.38
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Tutto da rifare per la Seconda Repubblica

La Corte costituzionale, con la sentenza ammazza-Porcellum ha messo fuori gioco molte strategie di candidati, partiti ed alleanze. Per Grillo, Renzi ed Alfano, è tutto da rifare.

Guido Salerno Aletta
Guido Salerno Aletta
Editorialista dell'Agenzia Teleborsa
La Corte costituzionale, con la sentenza ammazza-Porcellum ha messo fuori gioco molte strategie di candidati, partiti ed alleanze. Per Grillo, Renzi ed Alfano, è tutto da rifare.

Bisogna chiedersi perché il Porcellum sia saltato, e perché proprio adesso. Perché ci sono tre Opa in corso, lanciate contemporaneamente da Beppe Grillo sulla maggioranza parlamentare, da Matteo Renzi sul PD e da Angelino Alfano sul centro-destra. Sarebbero attacchi sleali alla casamatta del potere politico, perché sfruttano regole pensate per consolidare il bipolarismo.

Visto il nuovo contesto, tenere in piedi il Porcellum poteva far saltare definitivamente lo schema del bipolarismo, disegnato come confronto tra centro-destra e centro-sinistra, e gli equilibri di fondo del sistema istituzionale.

Primo punto: visto il successo strepitoso del M5S, un boom che neppure il Capo dello Stato si attendeva, il primo rischio sistemico da evitare era l'Opa sul premio di maggioranza da parte di Beppe Grillo & Co. Il M5S, dopo essere già risultato il primo partito nelle scorse elezioni, superato solo dalle coalizioni del PD-Sel e del PDL, potrebbe arrivare primo assoluto alle prossime elezioni, che ci saranno al più tardi nel 2015, sfruttando la deriva antieuropea trascinata dalla crisi economica irrisolta. Mantenendo in piedi il Porcellum, e sfruttando il conflitto interno al Pd ed al Pdl, già scissosi nella nuova Forza Italia e nel Nuovo Centro destra, il M5S poteva arrivare alla supermaggioranza alla Camera, e forse anche al Senato. Per molti, uno scenario da incubo.

Seconda questione: il meccanismo delle primarie nel PD era stato immaginato come una investitura popolare di una leadership già condivisa all'interno del Partito democratico. Da quando Matteo Renzi si è prepotentemente affacciato sulla scena, già nelle scorse primarie, aveva conteso a Pierluigi Bersani il ruolo di Candidato Premier, che pure spettava a Bersani per Statuto, in quanto Segretario in carica. Stavolta, c'è un inconveniente in più: le primarie di domenica hanno concorso a decidere il futuro Segretario, e cioè colui che ha la parola finale nella formazione delle prossime liste elettorali. La vittoria di Renzi alle primarie, una investitura popolare divisiva e non unanimistica, gli consentirà di piazzare i suoi fedelissimi in lista alle prossime elezioni e di completare l'Opa sul partito se beneficiasse della supermaggioranza prevista dal Porcellum. Anche qui, siamo di fronte alla eterogenesi dei fini: le primarie erano una investitura popolare del leader della coalizione di centrosinistra, quando il Porcellum richiedeva una preliminare aggregazione elettorale al fine di far scattare il premio di supermaggioranza. Già nelle scorse primarie, in vista delle elezioni politiche, era notorio che Renzi non avesse le stesse idee di Bersani per quanto riguarda l'accordo con Sel. Stavolta, le primarie "aperte" ai non iscritti al Pd, nell'ambito di una procedura volta ad eleggere il nuovo Segretario di questo partito, sono paradossali. Se le primarie "aperte" consentono un'Opa sulla Segreteria del PD, il Porcellum darebbe al nuovo segretario la possibilità anche di mettersi nel carniere tutte le minorities. Per molti, uno scenario da incubo.

Terzo incomodo: Angelino Alfano. Ha guidato la scissione nel Pdl, contando sulla necessità di un accordo con il NCD, la formazione di cui è alla guida, alle prossime elezioni. Il Porcellum è un sistema elettorale fortemente manipolativo: induce le forze politiche ad allearsi, presentandosi apparentate alle elezioni, per prevalere sullo schieramento opposto. Il vantaggio è dato dalla supermaggioranza: mai e poi mai, con il sistema proporzionale, forze minoritarie avrebbero avuto tanti rappresentanti in Parlamento. Questo meccanismo ha consentito a forze politicamente ultraminoritarie di taglieggiare politicamente quelle più rappresentative, con il solito ricatto: "se non ti allei con me, perdi le elezioni". Se ora la supermaggioranza spetta solo a chi ha già raggiunto la maggioranza dei voti, queste formazioni minoritarie non servono più: il loro mucchietto di voti è inutile. Tanto a destra quanto a sinistra.

Il Porcellum aveva un obiettivo, trasformare il sistema politico italiano, consolidando una competizione tra centro-destra e centro-sinistra. Le liste bloccate, visto che non era previsto il voto di preferenza, hanno determinato una cesura netta tra elettori ed eletti: si volevano ridurre i costi della politica, ridurre le spese elettorali eccessive, frutto della competizione dei candidati all'interno delle stesse liste, ma siamo arrivati al Cesarismo nei partiti. Partiti basati sulla leadership, sull'appello diretto al popolo. Anche il M5S ha assunto questa fisionomia verticistica: c'è il Capo ed il popolo della Rete, in mezzo i delegati.

Senza il Porcellum, cambia lo schema della competizione politica: niente liste bloccate, visto che il voto di preferenza consente agli elettori di scegliere il candidato; inutile sparare a destra ed a manca, dichiarandosi indisponibili a qualsiasi tipo di accordo e puntare al rovesciamento del sistema puntando alla supermaggioranza che non ha più senso in un assetto politico non più bipolare; pericoloso fare scissioni, puntando alla indispensabilità di un accordo di coalizione elettorale; impossibile mettersi in tasca un intero partito, facendo leva sul sistema elettorale.

Tutto da rifare. Bartali, di lassù, se la ride.

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