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Venerdì 30 Settembre 2016, ore 08.49
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Geopolitica

Economia e mercati vanno bene, ma il resto?

Alessandro Fugnoli
Alessandro Fugnoli
Strategist ed esperto in economia, fa parte dal 2010 del team Kairos Partners SGR come responsabile de "Il Rosso e il Nero"
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Economia e mercati vanno bene, ma il resto?

1914-2014. Le celebrazioni politiche e militari della Grande Guerra si preannunciano modeste e di basso profilo. In compenso si assiste a un fervore nuovo di studi sulle cause e sugli effetti di un conflitto che ha segnato la fine degli imperi tardofeudali e del loro codice di valori e ha proiettato il mondo in una modernità convulsa e spesso spaventosa.

Nel sentire comune la Grande Guerra è rimossa o al massimo è percepita come un prequel della Seconda Guerra Mondiale. Il pacifismo che permea la cultura occidentale porta a considerare folle e ridicolo il nazionalismo dei nostri avi e largamente difettosi il sistema di equilibrio e le stanze di compensazione dei conflitti di quell'epoca. Oggi, si pensa, nulla di quello che accadde allora potrebbe ripetersi.

La storica anglocanadese Margaret MacMillan, autrice di uno dei libri più belli e profondi usciti in questa nuova stagione di studi (The War that Ended Peace, How Europe Abandoned Peace for the First World War), sostiene invece che certe logiche e certi meccanismi rimangono in agguato. Anche se la storia non si ripete mai uguale e anche se i tempi non sembrano maturi perché la situazione torni oggi a precipitare, ci sono però analogie inquietanti che vanno quanto meno sorvegliate con molta attenzione. Il rischio, se ci si distrae, è quello di muoversi come i sonnambuli di cento anni fa (The Sleepwalkers, How Europe Went to War in 1914 di Christopher Clark è un altro ottimo libro recente), che si ritrovarono nella catastrofe senza rendersi conto di come vi ci erano entrati.

All'inizio di un 2014 che appare molto sereno per l'economia globale (come furono del resto il 1913 e la prima parte del 1914) vale dunque la pena compiere una breve ricognizione dello stato di salute geopolitica del nostro mondo e verificare prima di tutto l'esistenza o meno di queste analogie. Come osservatori delle economie e dei mercati abbiamo appena avuto, nel 2008-2009, una severa lezione di umiltà rispetto all'idea della non ripetibilità della Grande Depressione degli anni Trenta. Lo stesso profilo di umiltà intellettuale sarà bene adottarlo anche nel considerare la possibilità di scivolare di nuovo in una situazione di grave tensione o addirittura in una estesa guerra conclamata.

(Nella foto: 1913. The Year Before the Storm. Una fotografia degli stati d’animo di un’Europa che non aveva idea di quello che stava per succedere)
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