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Venerdì 9 Dicembre 2016, ore 14.34
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Ottovolante

Mercati volubili, lo saranno sempre di più

Alessandro Fugnoli
Alessandro Fugnoli
Strategist ed esperto in economia, fa parte dal 2010 del team Kairos Partners SGR come responsabile de "Il Rosso e il Nero"
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Che cosa è successo davvero tra il 22 gennaio, quando l’SP 500 ha chiuso a 1843 e il 3 febbraio, otto sedute dopo, quando l’indice ha toccato, durante il giorno, 1735? E che cosa è successo tra il 3 febbraio e il 12, quando l’indice era di nuovo a 1822?

Intendiamoci, qualche volta le borse si muovono (anche molto) senza che succeda nulla intorno a loro. Accade anche alle case, per fare un esempio. Resistono a trombe d’aria e terremoti e poi crollano senza preavviso in una qualsiasi giornata di sole e senza vento.

Il crash del 1987 fu esattamente questo. L’uso generalizzato degli stop loss, che faceva sentire tutti sicuri e compiaciuti della loro astuzia e abilità, provocò il collasso dell’indice in poche ore. Occorsero nove mesi e una politica monetaria per quei tempi straordinariamente espansiva per recuperare quello che si era perduto tra un venerdì e il lunedì successivo.

Poi, senza ragioni apparenti, si è corsi a comprare con foga quello che fino a poche ore prima si era venduto con grande impegno.

La Turchia, ad esempio, sembrava precipitata nel caos politico e in una crisi di bilancia dei pagamenti mentre oggi, senza che sia cambiato nulla di sostanziale nello scontro istituzionale che lacera il paese, prepara tranquillamente il lancio di un bond trentennale in dollari, un tipo di operazione che di solito viene realizzata nei momenti di massima calma e solidità.

E che dire dell’Argentina, data per spacciata a metà gennaio e di nuovo in piedi oggi? I bond in dollari hanno recuperato l’8 per cento dai minimi e il peso si è addirittura rafforzato contro dollaro.

(Nella foto: La vita è fatta a scale. Installazione artistica a Duisburg, Germania.)
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