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Martedì 6 Dicembre 2016, ore 06.49
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La nuova tassa sulle rendite finanziarie

Il governo ha deciso di alzare l'aliquota secca sulle rendite finanziarie dal 20 al 26% tranne che per gli interessi dei titoli del debito pubblico.

Vincenzo Russo
Vincenzo Russo
Ordinario di Scienza delle Finanze presso l'Università La Sapienza, Roma. Autore del blog enzorusso2020
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Un primo commento sull'annuncio di una nuova tassa sulle rendite finanziarie

Il governo ha deciso di alzare l'aliquota secca sulle rendite finanziarie dal 20 al 26% tranne che per gli interessi dei titoli del debito pubblico. Positivo lo spostamento del carico tributario sulle rendite "pure"(?), alias, sui frutti del risparmio, alias, redditi di capitale, riducendo le imposte sul lavoro.

A prima vista il discorso non fa una grinza, ma per un Paese che non riesce ad attirare investimenti dall'estero e che, recentemente, ha visto una sensibile riduzione della propensione media al risparmio, forse, il governo dovrebbe preoccuparsi anche del finanziamento dell'economia. In una congiuntura in cui la BCE non riesce a far arrivare la liquidità alle imprese e alle famiglie, in un contesto in cui per ridurre il debito pubblico bisogna vendere i beni patrimoniali pubblici e, quindi, assorbire liquidità dal sistema economico, l'operazione sembra rendere più difficile il rinvenimento delle risorse per finanziare gli investimenti necessari alla ripresa dell'economia e dell'occupazione.

Mantenendo ferma l'aliquota sugli interessi del debito pubblico sembra essere prevalsa l'idea di lasciare invariato l'incentivo alla sottoscrizione dei titoli di stato da parte delle famiglie. Ma ragionando in termini di capacità contributiva non si trova un fondamento per questa discriminazione a favore degli interessi sui titoli del debito pubblico, ad esempio, rispetto, a quelli delle obbligazioni emesse dalle società private o rispetto agli interessi sui conti correnti bancari vincolati o meno.

Alcuni commentatori dicono che il 20% secco era un'aliquota bassa e che è stata allineata a quella più alta di alcuni paesi europei. Anche questa è un'affermazione generica, una mezza verità. In primo luogo perché per fare un confronto appropriato bisogna confrontare aliquote e categorie di reddito omogenee. In secondo luogo perché bisogna guardare non solo all'aliquota, ma anche alle detrazioni e/o al sistema di tassazione sostitutiva e/o di inclusione in quello principale comprensivo anche delle rendite.
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