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Domenica 25 Settembre 2016, ore 07.36
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Volatilità e prudenza: due concetti estinti

Preceduta dalla meno appariscente Sparizione della Massa Monetaria USA, la Sparizione della Volatilità è il miracolo del momento.

Francesco Caruso
Francesco Caruso
Master in Financial Technical Analysis, vincitore di SIAT Award 2011
Preceduta dalla meno appariscente Sparizione della Massa Monetaria USA, di cui da tempo si sono perse le tracce anche se qualcuno sostiene che sia divenuta enorme, la Sparizione della Volatilità è il miracolo del momento. La volatilità non è altro che l'assicurazione intrinseca contro il rischio pagata dai mercati nei confronti di sé stessi. Quando si alza, i mercati hanno paura. Quando è troppo alta, i mercati sono in panico ed è vicino un minimo. Quando si abbassa, i mercati stanno riprendendo fiducia. Quando è troppo bassa, sui mercati c'è un eccesso di confidenza. Vale per la volatilità quello che vale per ogni altra assicurazione: se la comperate quando tutto va bene, costa poco ma vi sembra di sbattere via i soldi. Se la comperate quando le cose vanno male, vi sembra indispensabile ma vi costa tantissimo. Ogni volta, tutto questo viene dimenticato dai mercati, che ogni volta si dimenticano degli errori appena fatti e pensano: "Questa volta è diverso". Invece tutto è ciclico.

La volatilità è sparita: sulle borse, è ai minimi degli ultimi anni, battuta solo da quella irreale del periodo 2006-2007 (che portò a quello a cui portò). Anche la volatilità sui bonds, che è poi formata da rischio di credito e rischio di tasso, è in via di rapida sparizione sotto il controllo delle Banche Centrali.

Tende infine a sparire per diritto, dopo quello di "buon padre di famiglia", anche il concetto di "prudenza". Una recente sentenza della Cassazione stabilisce che il gestore "prudente" è perseguibile, in quanto il cliente-investitore ha il diritto-dovere di poter guadagnare (se i mercati salgono).

CONTRATTI BANCARI – GESTIONE DI PORTAFOGLIO MOBILIARE – CRITERIO DI GESTIONE ECCESSIVAMENTE "PRUDENZIALE" NELLA FASE CONCLUSIVA DEL RAPPORTO - IRRILEVANZA

"La Corte ha affermato che la banca è tenuta al risarcimento del danno, per violazione del dovere di diligenza nella gestione del patrimonio mobiliare dell'investitore, allorché abbia tenuto una condotta eccessivamente prudente nelle scelte attuate (nella specie, per avere ridotto la quota azionaria dell'investimento ben al di sotto del limite massimo pattuito) conseguendo così una redditività inferiore, a nulla rilevando che, grazie alla gestione degli anni precedenti, il cliente avesse conseguito idonei guadagni."
Sentenza 24 febbraio 2014, n. 4393 (Sezione Prima Civile, Presidente U. Vitrone, Relatore A. Didone)

E' vero che si parla di "fase conclusiva del rapporto", ma la fine del rapporto è il momento in cui il cliente decide di finirlo, per cui lascio a ciascuno la riflessione su quali siano le logiche che sottostanno a questa sentenza e soprattutto a quali (inaspettate) conseguenze potrebbe portare. Certamente è una sentenza a mio avviso sintomatica.

In questo clima, i mercati sembrano narcotizzati, concentrati su questo iterativo Giorno della Marmotta, fatto di dati macro, eventi, minicrisi, riunioni e via. Uso la volatilità e la prudenza per toccare il tema della disciplina sui mercati come ancora di salvezza in frangenti realmente imprevedibili. Ora che il primo trimestre 2014 sta finendo, possiamo dire di essere in un clima che definire "repressivo", dal punto di vista degli investimenti, non è insensato. La corsa affannosa, levereggiata, inevitabile ai rendimenti sta annullando sul reddito fisso qualunque cuscinetto in termini di rischio di credito e rischio di tasso: e questo in una situazione di tassi incomprimibili, rendimenti reali minimi e di economie in bilico tra ripresa e stagnazione. Senza dubbio, in assenza (probabile) di decisioni concrete sui tassi, la corsa continuerà, per inerzia e per mancanza di alternative.

Viviamo in tempi sperimentali, dove siamo parte attiva e passiva di un nuovo tentativo di interpretazione del ruolo delle politiche monetarie. Ma i mercati vanno avanti e costruiscono le tendenze su rendimenti attesi, flussi e posizionamenti, non su ipotesi. I mercati da un lato si sono assuefatti a un andamento costante e dall'altro hanno costruito proprio su questa stabilità di andamento il fulcro di applicazione della leva finanziaria. Questa calma piatta di fine 1Q 2014 è il "new normal", è occasione mascherata da narcosi collettiva, oppure è la classica buca coperta dalle foglie?
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