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Domenica 25 Settembre 2016, ore 19.37
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Gold Brics Standard: oro giallo & oro nero per smarcarsi dal dollaro e dall'euro

I Paesi Brics potrebbero creare un'area valutaria comune: rapporti stabili tra le rispettive monete che hanno come garanzia sottostante oro e riserve energetiche.

Guido Salerno Aletta
Guido Salerno Aletta
Editorialista dell'Agenzia Teleborsa
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I Paesi Brics potrebbero creare un'area valutaria comune: rapporti stabili tra le rispettive monete che hanno come garanzia sottostante oro e riserve energetiche.

Che i Brics siano in difficoltà, è un dato di fatto. Da una parte la rupìa indiana ed il real brasiliano si sono svalutati pesantemente, a partire dalla primavera scorsa, per via delle vendite dovute al rimpatrio dei capitali in cerca di lidi occidentali più sicuri: anche tassi di interesse elevati, visto l'elevato indebitamento interno ed il disavanzo delle bilance commerciali dovuto all'apprezzamento precedente, non bastano a trattenere i capitali stranieri. La Cina è stata costretta a svalutare un po', del 3% sul finire del 2013, per ridare fiato al suo export. Adesso c'è la Russia che assiste alla fuoriuscita di capitali, che temono i riflessi dell'irrigidimento sulla vicenda ucraina: sono stati appena 50 miliardi di dollari, il cambio del rublo ne ha risentito, ma è una inezia rispetto alle riserve valutarie accumulate dalla Banca centrale russa, pari a circa 493 miliardi di dollari. La Banca d'Italia ad esempio ne ha per 149 miliardi, più della Federal Reserve americana che non arriva a 145 miliardi di dollari. A giganteggiare c'è, notoriamente, la Banca del popolo cinese, con 3.726 miliardi di dollari.

Russia e Cina, in questi anni, hanno accumulato oro fisico, come strumento di protezione rispetto alla volatilità dei mercati, al precipitare del dollaro ed al timore di un dissolvimento dell'euro: anche quella che doveva essere una valuta rifugio rispetto alle bizze del dollaro si è dimostrata robusta sì, ma fragile.

C'è già il progetto di creare un Fondo monetario dei Paesi Brics, mettendo in pool 100 miliardi di dollari: 41 miliardi da parte della Cina, 18 miliardi ciascuno per Russia, India e Brasile, 5 miliardi il Sud Africa. E' stato annunciato al G20 di San Pietroburgo, il 5 settembre scorso, ma non se ne sa più nulla: il danno maggiore è stato fatto, perché ormai i capitali stranieri si sono ritirati.
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