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Sabato 1 Ottobre 2016, ore 00.15
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La Sindrome di Stoccolma dell'investitore

La decisione della BCE di effettuare una serie di stimoli all'economia ha posto l'Europa in una condizione delicata, in quanto è diventata la prima delle superpotenze monetarie a tagliare il tasso di deposito sotto lo zero.

Francesco Caruso
Francesco Caruso
Master in Financial Technical Analysis, vincitore di SIAT Award 2011
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La decisione della BCE di effettuare una serie di stimoli all'economia (QE è un termine tecnicamente improprio, anzi è l'unica azione formalmente vietata da statuto se lo si considera alla maniera della FED) ha posto l'Europa in una condizione particolarmente delicata, in quanto è diventata la prima delle superpotenze monetarie a tagliare il tasso di deposito sotto lo zero. Certo, è difficile capire perché, al di là del simbolismo, questo possa fare molta differenza per le economie della zona Euro, anche in combinazione con le altre misure annunciate dalla BCE per alleviare le condizioni del credito. Mentre l'Europa riduce ulteriormente, la Gran Bretagna e l'America si stanno preparando a dirigersi nella direzione opposta. Dopo più di cinque anni di tassi vicini allo zero, la Banca d'Inghilterra dovrebbe iniziare ad aumentare i tassi a breve – probabilmente entro la fine dell'anno.

Non occorre dire che molti principi, come la "Regola di Taylor" sulla relazione tra tasso di inflazione e tasso di interesse sono stati pesantemente derogati con l'inizio della crisi finanziaria. Il libro delle regole è stato riscritto, giustamente, in alcuni aspetti. L'intervento tempestivo da parte delle banche centrali ha contribuito del resto a salvare molte economie mature da una ripetizione della Grande Depressione. Eppure il problema con la politica monetaria non convenzionale è che una volta che si avvia, alla fine deve finire, e questo si sta rivelando estremamente difficile da fare senza sconvolgere di nuovo la parte finanziaria dell'economia.

La realtà è che tra le banche centrali e gli investitori si è sviluppato un rapporto di interdipendenza psicologica che ricorda molto quello tra sequestratore e sequestrato noto come "Sindrome di Stoccolma", nel quale il sequestrato – benché nei fatti danneggiato dall'azione del sequestratore – lo sostiene e in certi casi "se ne innamora" perché ritiene che il ritorno alla realtà del mondo esterno sia più incerto e pericoloso dello status quo e perché si sviluppa tra i due (sequestratore e sequestrato) un rapporto simbiotico.

In questo particolare caso, i mercati hanno ormai deciso – consciamente o inconsciamente – di minimizzare l'impatto strutturale di ogni altra informazione, ad eccezione di quelle provenienti dalle banche centrali sul tema sostegni monetari.
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