Teleborsa utilizza cookie, anche di terze parti, e tecnologie simili per gestire, migliorare e personalizzare la tua esperienza di navigazione del sito. Per maggiori informazioni su come utilizzare e gestire i cookie, consulta la nostra Informativa sui cookie. Chiudendo questa notifica o interagendo con questo sito acconsenti al nostro utilizzo dei cookie. X
Domenica 4 Dicembre 2016, ore 15.22
Azioni Milano
A B C D E F G H I J K L M N O P Q R S T U V W X Y Z

Volatilità

Distinguere il rumore dal segnale

Alessandro Fugnoli
Alessandro Fugnoli
Strategist ed esperto in economia, fa parte dal 2010 del team Kairos Partners SGR come responsabile de "Il Rosso e il Nero"
1 2 3 4 »
Distinguere il rumore dal segnale

Una delle previsioni più diffuse in queste fase è che la volatilità dei mercati, ora ai minimi termini, inizierà presto a crescere. In un certo senso è una previsione facile. Prima o poi capita sempre qualcosa di imprevisto e sostenere che non succederà nulla è una delle affermazioni più incaute che si possano fare.

Perfino nel caso raro in cui davvero non succeda niente di particolarmente rilevante, è la stabilità stessa che, alla lunga, genera instabilità dal suo interno. Lo abbiamo visto su larga scala nel decennio scorso, quando la tanto celebrata Grande Moderazione (crescita stabile, inflazione stabile) creò eccessi di ogni tipo nell'economia e nei mercati. Lo vediamo frequentemente, su una scala più piccola, negli strumenti finanziari. La calma piatta induce tutti a prendere sempre più rischio fino al momento in cui basta poco a mettere paura e a fare scattare stop loss che amplificano i movimenti di mercato.

Delle fasi di volatilità approfittano in genere solo gli specialisti del settore e gli investitori che hanno posizioni piccole. Tutti gli altri, la grande maggioranza, tendono a rimetterci.

I sistemi di misurazione e controllo del rischio in uso in tutto il mondo aiutano dal canto loro a perdere soldi e occasioni, perché lampeggiano furiosamente quando le borse sono ai minimi (se questi sono raggiunti con cadute veloci) e sonnecchiano placidi quando, come ora, sono su livelli elevati raggiunti senza strappi. Nella seconda parte del 2009 e ancora nel 2010 il Value-at-Risk, che misura la volatilità sulla base dei 12-24 mesi precedenti, raccomandava e imponeva la massima prudenza proprio quando si poteva acquistare tutto quello che si voleva a buon mercato. Oggi lo stesso sistema, ragionando su un passato prossimo regolare e tranquillo, lascia ampio spazio a chi voglia comperare azioni e bond sui massimi storici.

(Nella foto: Il Pacifico di fronte a Santa Cruz)
1 2 3 4 »
Altri Top Mind
Commenti
Nessun commento presente.
Per inserire stili HTML nel commento seleziona una parola o una frase e fai click sull'icona corrispondente.