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Venerdì 9 Dicembre 2016, ore 12.46
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Lo scontro socioculturale: economia reale o monetarismo?

La Storia presenta sempre il conto alle illusioni di onnipotenza dell'uomo ma sembra che l'"homo sapiens" sia sempre troppo tardo nel capire i segni dei tempi.

Fabrizio Pezzani
Fabrizio Pezzani
Professore ordinario di Economia Aziendale presso l'Università L. Bocconi. E' autore di libri e pubblicazioni sui temi di governance e controllo delle amministrazioni pubbliche e private e delle relazioni tra economia, etica e società.
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I primi anni di questo secolo, in continuità con il precedente, si contraddistinguono da forze opposte che stanno andando ad uno scontro irreversibile, da una parte l'esercizio del potere in una forma egemonica che ispira la guerra e dall'altra il ritorno di un desiderio di pace, di bontà solidale e condivisa. L'esercizio del potere in modo egemonico è stato fatto con le armi e con i mercati finanziari che, favorendo una concentrazione di potere senza precedenti nella storia, consentono un'azione di orientamento anche nelle politiche dei singoli stati e paesi.

La Cancelliera tedesca Angela Merkel nei giorni scorsi, dopo i disastri umani nel Medio Oriente (Siria, Gaza, Iraq, ma anche Ucraina...) ha condannato il modello culturale che ha innalzato l'economia e la finanza a scienze esatte e razionali accusando 18 premi Nobel in economia con le seguenti parole: "O sono sbagliate le teorie o sono sbagliati gli uomini che abbiamo chiamato ad aiutarci nel risolvere i problemi globali della crisi. Dobbiamo cambiare e ripensare il modo di valutare il "benessere" di un sistema sociale perché non può essere espresso solo da grandezze economiche". In sostanza sembra che le sue dichiarazioni trovino una relazione di causa ed effetto tra questa cultura ed altri interessi in gioco. E' necessario mettere in discussione un modello socioculturale fondato sulla "tecnica" che ha fallito nel fine che gli avevamo dato.

Un ruolo determinante in questa devastazione morale è da attribuirsi all'uso spregiudicato e strumentale dell'economia ma soprattutto della finanza che è stata rivestita dall'aureola di "verità assoluta ed incontrovertibile" contro l'evidenza dei fatti e della Storia ma gli interessi dominanti, oggi in discussione, hanno dettato le regole. Già nel 2009 la Regina Elisabetta aveva chiesto ai suoi economisti come mai non fossero stati in grado di prevedere la crisi e la domanda ha avuto in risposta due lettere: quella ufficiale che diceva e non diceva – il pesce in barile diremmo – l'altra da parte di un gruppo di accademici indipendenti che attribuiva le cause esattamente all'applicazione in modo autoreferenziale delle scienze esatte ad una scienza che non lo è. "We suggest that part of this responsibility lies at the door of leading and influential economists in the Uk and elsewhere. Some leading economists – including Nobel laureates Coase, Friedman, Leontief – have complained that in recent years economics has turned virtually into a branch of applied mathematics and has been detached from real-word... creating too many "idiot savants" skilled in technique but innocent of real economic issues...".
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