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Sabato 3 Dicembre 2016, ore 20.48
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Gli sciamani della finanza, i derivati e la Talidomide

Le vertenze giudiziarie in merito ai derivati stipulati dalle PA in Italia stanno acquisendo una crescente criticità in merito alla definizione corretta delle responsabilità delle transazioni.

Fabrizio Pezzani
Fabrizio Pezzani
Professore ordinario di Economia Aziendale presso l'Università L. Bocconi. E' autore di libri e pubblicazioni sui temi di governance e controllo delle amministrazioni pubbliche e private e delle relazioni tra economia, etica e società.
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Le vertenze giudiziarie in merito ai derivati stipulati dalle Pubbliche Amministrazioni in Italia, negli anni scorsi, stanno acquisendo una crescente criticità in merito alla definizione corretta delle responsabilità di dette transazioni; abbiamo ancora in carico i derivati stipulati nel 1993 il cui costo di chiusura, sempre opaco, potrebbe essere superiore ai 20 miliardi di euro, una manovra finanziaria e comunque un'enormità rispetto ai 230 miliardi di lire al tempo negoziati.

Ma ora stanno emergendo, anche, le vere responsabilità delle banche d'affari sulle quali per troppo tempo si è lasciato correre; i dati erano noti da tempo, ma ora all'improvviso sembra che la punta dell'iceberg cominci ad apparire. Lo scorso anno il Dipartimento di Giustizia USA aveva condannato a risarcimenti record JPMorgan e BOFA per comportamenti fraudolenti nella gestione dei sub-prime che avevano causato la crisi da cui le stesse banche erano state salvate, mettendo in carico al debito pubblico il costo dell'operazione (ma se è così perché allora erano state salvate?).

Il tema dei derivati, dopo i sub-prime è ancora più devastante: nel 1989, prima della finanziarizzazione dell'economia reale erano 1/20 del PIL mondiale, nel 1999, due anni dopo i Nobel a Merton e Scholes proprio sui derivati (1997) sono diventati il doppio del PIL mondiale ed a quel punto, pur di fronte al rischio potenziale di devastazione finanziaria Greenspan li ha deregolamentati totalmente ed in 10 anni sono arrivati ad essere 20 volte il PIL mondiale con una concentrazione altissima. Infatti il 95% delle transazioni mondiali sono in mano a 5 banche d'affari USA.

Adesso è emerso che JPMorgan è esposta per 70.000 mld in derivati, la notizia ha causato un crollo del suo titolo; Goldman Sachs per ogni dollaro di capitale netto sembra abbia 2.245 dollari in derivati. Gli USA hanno dettato una exit-strategy dalla crisi finanziaria basata sull'inondazione di liquidità, l'unico modello culturale che conoscono, insomma hanno curato un tossicomane aumentando le dosi ed adesso si trovano con una massa monetaria incalcolabile senza vere contropartite reali. Gli interventi del segretario al Tesoro, Jacob Lew, seppure importanti di fronte al volumi finanziari sembrano pannicelli caldi.
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