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Sabato 3 Dicembre 2016, ore 20.46
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La finanziaria e l’autunno del nostro scontento

Autunno, è tempo di finanziarie e di patto di stabilità, un rituale che si ripete sempre allo stesso modo

Fabrizio Pezzani
Fabrizio Pezzani
Professore ordinario di Economia Aziendale presso l'Università L. Bocconi. E' autore di libri e pubblicazioni sui temi di governance e controllo delle amministrazioni pubbliche e private e delle relazioni tra economia, etica e società.
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L’autunno nella storia dell’uomo è il periodo della vendemmia, delle castagne, del mettere fieno in cascina per prepararsi ai prossimi rigori dell’inverno; da decenni è il tempo delle finanziarie e dal 2001 del patto di stabilità, un rituale che si ripete sempre allo stesso modo, cambiano i protagonisti ma il "melodramma" è sempre uguale, ma sistematicamente peggiorativo.
Sembra una "pièce" sempre uguale, ma che negli anni ha perso progressivamente smalto per diventare una noiosa replica di un teatrino sempre uguale a sé stesso. Nel tempo gli arredi si sono consunti, la polvere e le ragnatele non si nascondono più ed i commedianti continuano a ripetere le stesse parti ma ogni tanto si dimenticano le battute, entrano o escono prima del dovuto. Il loro cerone è sempre più spesso per nascondere le crepe e la tintura dei capelli sempre più anacronistica con il pallore di volti diventati inespressivi; l’attor giovane cerca di dare il tempo alla compagnia con battute ed interventi che non sembrano essere capiti dagli altri attori. Non si può dimenticare il coro dei cantori che seguono uniti lo spettacolo che accompagnano e di cui vivono, più propensi a stornellate romane che al coro del Nabucco troppo impegnativo da tutti i punti di vista anche se la patria sembra rimanere sempre più lontana.

Il vero dramma è che questa stessa manovra sembra un gioco di luci, di ombre, di specchi ingannevoli dove le affermazioni sono sistematicamente contraddette dai fatti e dai numeri. Si comincia così un estenuante confronto tra il dire ed il non dire, tra l’apparire ed il non apparire dove l’unica stabilità è l’assoluta instabilità e l’unica certezza è l’incertezza di norme e di numeri che sembrano scritti su un arenile continuamente battuto dalle onde con l’unico risultato di accentuare i conflitti, esasperare le persone e rinviare i problemi attuando un mortale rituale che si ripete da decenni.

Gli spettatori, sempre più annoiati e preoccupati, cominciano a domandarsi: ma quando si decidono a cambiare tutto, non si rendono conto del peggioramento progressivo? Evidentemente no ed i risultati sono lì implacabili a denunciare che la rotta del transatlantico rischia di scontrarsi pericolosamente con l’iceberg della Storia che puntuale presenta sempre il conto all’"Homo sapiens" come ci siamo supponentemente definiti. Vediamo i fatti.
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