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Domenica 25 Settembre 2016, ore 12.43
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Il vino Mariani

L'elisir di giovinezza che piacque a due papi e poi fu proibito

Alessandro Fugnoli
Alessandro Fugnoli
Strategist ed esperto in economia, fa parte dal 2010 del team Kairos Partners SGR come responsabile de "Il Rosso e il Nero"
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L’elisir di giovinezza che piacque a due papi e poi fu proibito

Ancora novantenne il grande papa Leone XIII passava le notti insonni a studiare il latino (lingua nella quale componeva versi apprezzati) o a scrivere encicliche. Ne pubblicò 86, tra cui la Rerum Novarum. Uomo colto, moderno e di acuta intelligenza, conduceva una vita ascetica e semplice. Non fumava, mangiava pochissimo e si concedeva solo qualche goccio di vino. Gli piacevano il Bordeaux e il Mariani. Il primo glielo fornivano i conventi locali, il secondo, la prima volta, glielo mandò in una sontuosa confezione il farmacista corso Angelo Mariani, che l’aveva creato nel 1863. Papa Leone ne rimase favorevolmente impressionato e incaricò il cardinal Rampolla di mandare al produttore una medaglia d’oro e una nota in cui si diceva che il vino era giunto ben gradito. Leone continuò a berlo per tutta la sua vita, che fu (ed è rimasta) la più lunga nella bimillenaria storia dei papi. Anche il suo successore Pio X (come del resto lo zar di Russia e il presidente degli Stati Uniti) fu tra gli estimatori di questo vino portentoso.

Mariani, nel produrlo, si era ispirato agli appunti di viaggio dell’antropologo e medico Paolo Mantegazza, che aveva scoperto in Perù, pochi anni prima, le grandi virtù delle foglie di coca. In realtà di cocaina nel suo vino ce n’era poca ma, come si è capito molti anni dopo, l’etanolo nel quale il Mariani macerava le foglie faceva da solvente e ne potenziava notevolmente l’effetto.

Il vino Mariani ebbe un enorme successo tra le élites. Nacquero ben presto numerose imitazioni, una della quali fu la Coca Cola. La cocaina era del resto in quel tempo perfettamente rispettabile e veniva somministrata anche ai bambini. Freud ne era entusiasta. Certamente gli elisir e le pastiglie a base di coca dettero un contributo all’irrequietezza, ma anche all’apertura al nuovo, di quella che lo storico tedesco Joachim Radkau ha definito, come titola un suo libro, L’Età del Nervosismo.
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