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Venerdì 9 Dicembre 2016, ore 14.35
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Un governo "metafisico" e lontano dal reale

Governare la realtà senza conoscerla nella sua funzionalità non consente di rispondere ai problemi in modo adeguato, è una politica "metafisica" incapace di pensare.

Fabrizio Pezzani
Fabrizio Pezzani
Professore ordinario di Economia Aziendale presso l'Università L. Bocconi. E' autore di libri e pubblicazioni sui temi di governance e controllo delle amministrazioni pubbliche e private e delle relazioni tra economia, etica e società.
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Il termine "metafisico" dal greco antico sta per "Metà ta Fysikà" a significare sia il "di sopra" il mondo fisico, sia il "dopo". In altri termini il dopo per Aristotele rappresentava la filosofia che dopo avere conosciuto le cose fisiche e sensibili si occupa del trascendente cioè cosa sta "sopra", quale verità stia dietro le cose del mondo.

Il termine, in questo articolo però, si ferma solo al "sopra" di un realtà che rimane troppo lontana per essere capita. E’ un governare la realtà senza conoscerla nella sua funzionalità che non consente di rispondere ai problemi in modo adeguato, una politica "metafisica" incapace di pensare. Il vallo tra politica – nel senso nobile come la intendeva Aristotele (polis-ethos) - e la realtà si sta drammaticamente ampliando come dimostra il crollo dei votanti alle elezioni regionali; il dato dell’Emilia – al 37,7% dei votanti, di fatto solo 1/3 – è il più evidente per una regione altamente politicizzata da sempre in cui non si è mai scesi sotto il 58%: una sconfitta senza scusanti.

La cultura che affligge da troppo tempo il paese è caratterizzata dalla ricerca di una normazione giuridica fine a sé stessa e autoreferenziale, lontana dalla realtà ed incapace di capire in che modo le norme si debbano tradurre in attività concrete ed operative rendendo, spesso, irrealizzabile la loro implementazione da parte degli organi che dovrebbero applicarle. Si crea un’asimmetria tra politica e paese, tra problemi e soluzioni che finiscono per complicare il tutto; siamo in un contesto difficile e una piccola tessera di un puzzle giocato a livelli globali, ma strettamente dipendenti da una sorta di "signoraggio" della finanza che rischia di rendere inutile ogni sforzo fatto per fare uscire il paese dalla gabbia delle sue contraddizioni.

Per dare evidenza a questa confusione decisionale, vediamo i fatti più rilevanti oggetto di dibattito nelle guerre dei bottoni quotidiane che confondono le priorità dei problemi: l’articolo 18 sul lavoro, l’articolo 33 della finanziaria sulle garanzie concesse alle banche d’affari ed infine il devastante tema della corruzione ed il suo articolato.
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