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Mercoledì 28 Settembre 2016, ore 21.00
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Gli USA condannati alla soffocante prigione del PIL

Fabrizio Pezzani
Fabrizio Pezzani
Professore ordinario di Economia Aziendale presso l'Università L. Bocconi. E' autore di libri e pubblicazioni sui temi di governance e controllo delle amministrazioni pubbliche e private e delle relazioni tra economia, etica e società.
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"Con troppa insistenza e troppo a lungo sembra che abbiamo rinunciato alla eccellenza personale ed ai valori della comunità in favore del mero accumulo di beni terreni.
Non possiamo misurare lo spirito nazionale sulla base del Dow-Jones né i successi del paese sulla base del Prodotto Interno Lordo (PIL ) (…) Il PIL non tiene conto della salute delle nostre famiglie, della qualità della loro educazione o della gioia dei loro momenti di svago (…) Misura tutto, in poche parole, eccetto ciò che rende la vita veramente degna di essere vissuta.

Può dirci tutto sull'America ma non se possiamo essere orgogliosi di essere americani."

Era il 18 marzo del 1968 quando Robert Kennedy pronunciò queste parole che rimangono sempre sospese nell'ombra, ricordate ma mai vissute.
Il 3 aprile dello stesso anno fu ucciso Martin Luther King e sempre Kennedy in modo improvvisato lo ricordò nella speranza che l'odio tra bianchi e neri finisse "In questo momento difficile è forse il caso di chiederci che tipo di nazione siamo ed in che direzione vogliamo procedere".

Il 6 giugno del 1968 Robert Kennedy venne ucciso e non poté partecipare alle elezioni presidenziali in cui veniva dato per favorito contro Nixon che già nel 1960 aveva perso contro il fratello John Fitzgerald: che strani ricorsi ci presenta la Storia.
Con lui forse la società americana sarebbe cambiata ma da quel momento la storia del paese cambiò direzione ed il PIL divenne protagonista dell'eccellenza del paese.
Sarebbe stata la pietra tombale della golden age e dell'american dream e l'uguaglianza sarebbe divenuta un problema per pochi.
Lo scontro, non la riconciliazione, tra le diversità razziali sarebbe divenuto un danno collaterale, come ogni giorno possiamo drammaticamente osservare, sull'altare del PIL che sembra avere imprigionato e soffocato la democrazia ed i valori che avevano fatto degli USA una bandiera da rispettare.

Così, oggi, solo due giorni prima del Natale la Fed annuncia che il PIL, cometa dell'economia e della finanza, nel terzo trimestre è cresciuto del 5% ma in una volatilità di annunci e di smentite che da tre anni si susseguono con troppa incertezza e, soprattutto, come diceva Kennedy, distolgono l'attenzione dai laceranti problemi che soffocano il paese.
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