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Martedì 27 Settembre 2016, ore 19.29
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La sovranità perduta e una politica evaporata

Oggi siamo in una situazione di evidente debolezza sotto scacco della finanza

Fabrizio Pezzani
Fabrizio Pezzani
Professore ordinario di Economia Aziendale presso l'Università L. Bocconi. E' autore di libri e pubblicazioni sui temi di governance e controllo delle amministrazioni pubbliche e private e delle relazioni tra economia, etica e società.
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Giacomo Leopardi nello "Zibaldone" nel 1820 scriveva: "Se noi dobbiamo risvegliarci una volta e riprendere lo spirito di nazione, il primo nostro moto dev'essere, non la superbia e la stima delle nostre cose presenti, ma la vergogna" (Leopardi, vol. II, pag. 228). Se ci guardiamo con onestà non possiamo che provare quel sentimento descritto, è la storia melodrammatica di un grande paese di individualisti e geni che ha contribuito alla costruzione della civiltà occidentale, ma che non ha saputo costruirsi come casa comune.

Il paese oggi sta vivendo una drammatica crisi d'identità tra una dominanza esterna che sembra governare i suoi processi decisionali lesiva della sua sovranità e la visione di una politica evaporata senza pensiero, creatività ed autorevolezza. Non vi è nemmeno quella minima traccia di orgoglio e dignità che consente di tenere alta la testa come l'aveva tenuta De Gasperi quando era andato a negoziare, in condizioni di grande debolezza, la sopravvivenza della nazione con i vincitori.

Siamo alla fine di un ciclo storico che ha travolto un modello socioculturale in cui le conflittualità vanno assumendo sempre più connotazioni primitive, si dimenticano gli orrori delle guerre e si subisce la dominanza di un pensiero unico che non accetta compromessi, ma solo la ricerca di una suicida onnipotenza. La crisi ha sovvertito l'ordine dei valori e delle priorità innalzando prima l'economia e poi la finanza come verità incontrovertibili anche di fronte all'evidenza della realtà che ne dimostra l'infondatezza scientifica delle ipotesi su cui si fonda. Le "verità incontrovertibili" del neoliberismo hanno creato povertà, disuguaglianza, degrado morale, disoccupazione, lo sfaldamento della società e della famiglia, l'individualismo più sfrenato che normalizza la corruzione e i comportamenti illeciti eppure non ci si mette in discussione per gli interessi dominanti, queste disgrazie globali alla fine sono solo "danni collaterali". Infine l'attacco del neoliberismo allo stato ed al welfare ha separato la ricchezza dai paesi ed il potere dalla politica che ne è diventata un'ancella da guidare; una politica debole e priva di idee e di pensiero che trova la legittimazione nella capitalizzazione della paura e nei nemici visibili ed invisibili da creare in continuazione ed in funzione degli interessi dominanti.

Noi abbiamo fatto del nostro meglio per metterci nei guai salvo poi cercare di dare la colpa agli altri quando però era troppo tardi. A questo ha contribuito il trasformismo politico di una classe dirigente che, avendo perso il contatto con l'eredità morale dei padri fondatori, cerca di rimanere a galla rinnegando i suoi valori storici e passando disinvoltamente da un'idea all'altra – un partito di governo che tradisce la sua storia e si sposa con il neoliberismo della finanza, fallito nei fatti ed un'opposizione senza idee ed argomenti che si è frammentata. In questo modo ci esponiamo a forme coercitive esterne che ledono la nostra sovranità di paese usando, spesso, l'arma della finanza.

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