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Venerdì 30 Settembre 2016, ore 02.01
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La Nemesi e la Grecia

Oggi la Grecia si trova a dover pensare alla Nemesi cioè ad una forma di giustizia terrena che contribuisca a riportare una compensazione ai danni di cui ha sofferto e sta soffrendo

Fabrizio Pezzani
Fabrizio Pezzani
Professore ordinario di Economia Aziendale presso l'Università L. Bocconi. E' autore di libri e pubblicazioni sui temi di governance e controllo delle amministrazioni pubbliche e private e delle relazioni tra economia, etica e società.
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La Nemesi era una dea della religione e mitologia greca; il suo nome deriva dal greco antico "nemesis" e sta a significare la Dea della distribuzione della giustizia; la dea che doveva provvedere a mettere giustizia. In questo senso la Nemesi viene considerata come "Giustizia compensatrice" o riparatrice e rappresenta l'idea della ricerca di una legge di armonia tra bene e male.

Oggi proprio la Grecia in un certo senso si trova a dovere pensare alla Nemesi cioè ad una forma di giustizia terrena che contribuisca a riportare una compensazione ai danni di cui ha sofferto e sta soffrendo in parte per colpa sua, ma in gran parte per colpa di altri che perseguendo i propri interessi hanno bisogno di un agnello sacrificale dimostrativo.

La Grecia rappresenta nel profondo la massima e tragica contraddizione tra gli "imperativi categorici" che l'umanità si pose dopo i devastanti orrori delle guerre mondiali. Fu proprio alla fine della seconda che il mondo ritrovò la saggezza, come sempre dopo il dolore, di mettersi la mano sul cuore e definire le vie maestre da seguire per non cadere più nel caos e nella distruzione dell'uomo. Per prima cosa si definirono le regole "auree" in tutti i sensi del sistema monetario a Bretton Wood in cui venne stabilità la parità aurea del dollaro all'oro e delle altre monete al dollaro e venne istituito a garanzia degli equilibri globali economici e monetari il Fondo Monetario Internazionale il 22 luglio del 1944. Tre anni dopo venne costituito l'ONU e venne stesa la dichiarazione dei diritti universali dell'uomo. Queste iniziative fondamentali per la storia dell'uomo allora sembravano scolpite sulla pietra, come le tavole della legge, ma ora sembrano svanite nel nulla e ricordate solo in modo spesso ipocrita come una foglia di fico per giustificare l'abuso di interessi imperialistici esattamente opposti a quelle dichiarazioni.

Se guardiamo alla storia non è passato tanto tempo da allora, ma è come se quel tempo sia un'eternità; negli ultimi 50 anni il mondo è cambiato nello spirito che ha guidato i grandi sognatori del dopoguerra e progressivamente si è andata affermando una cultura razionale che ha fatto della finanza e del neoliberismo uno scopo assoluto rivestito falsamente di santità.

La finanza si è staccata dall'economia reale ed è diventata uno strumento di esercizio di un potere che sta sopra gli altri ed ha un fine interno ad esso e certamente non coincidente con il bene comune. La cultura monetarista si è slegata da ogni vincolo anche morale ed ha dettato una deregulation totale da potere innalzarsi a giudice supremo. Tutti abbiamo subito e stiamo subendo le conseguenze di una democrazia solidale calpestata, ma il modello si è abbattuto sulla Grecia con violenza mettendo a rischio la sua stessa sopravvivenza con regole monetarie che hanno fatto da paravento ad altri superiori ed egemonici interessi; ora il FMI sta invocando il rimborso di 460 mln/euro (quasi la somma che Berlusconi ha pagato a De Benedetti per il lodo Mondadori!) pena il default.
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