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Sabato 1 Ottobre 2016, ore 01.56
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Il fallimento di una classe dirigente

Non possiamo tradire i sacrifici dei nostri vecchi e le speranze dei nostri giovani e fare la fine della rana nella pentola

Fabrizio Pezzani
Fabrizio Pezzani
Professore ordinario di Economia Aziendale presso l'Università L. Bocconi. E' autore di libri e pubblicazioni sui temi di governance e controllo delle amministrazioni pubbliche e private e delle relazioni tra economia, etica e società.
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Anthony Giddens della LSE (London School of Economics) ricordava impietosamente come l'Italia tendesse sempre a fare la fine della rana nella pentola portata ad ebollizione; la rana non percependo le variazioni termiche, se messa a freddo in una pentola sul fuoco a bollire, finisce cotta senza avvertire il rischio mortale se non quando è troppo tardi.

Al tempo in cui Giddens esponeva la metafora sembrava solo volere dimostrare la supponenza che gli inglesi hanno spesso avuto nei nostri confronti, ma oggi sembra proprio che quell'immagine di insipienza rappresenti fedelmente il fallimento di una classe dirigente sempre più inadeguata ad affrontare il cambiamento epocale che ci è imposto dalla Storia. Anche loro però stanno facendo la stessa fine, ma questo non rallegra.

Così oggi ci troviamo ad affrontare un vuoto culturale e di pensiero nella realtà di tutti i giorni rappresentato dalla rinuncia a pensare in modo creativo, ad affrontare con lucidità ed un pathos vero e ricco di solidarietà il vuoto dell'egoismo e della solitudine quotidiani, il tutto sigillato appunto dal grigiore di una classe dirigente ossificata e fallita al tribunale della “Storia“. Da quarant'anni non produciamo più cultura vera, ma viviamo di quella della rendita a tutti i livelli che brucia ricchezza ma non la crea ed il debito pubblico, fuori controllo, ne è la palese dimostrazione.

Tutti evocano l'importanza del merito ma quello dell'appartenenza che si sposa, appunto, con la cultura parassitaria della rendita che porta ad un abbattimento delle competenze professionali e morali a tutti i livelli. Abbiamo pensato di continuare ad essere i cinesi d'Europa fino a quando quelli veri ci hanno riportato alla realtà ed alla necessità di ripensare un modello di sviluppo che sia coerente con la nostra storia, la nostra identità ed in linea con un mondo che cambia, smettendo di farci colonizzare da modelli culturali che non sono nostri e che sono già falliti dove sono stati pensati.
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