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Domenica 25 Settembre 2016, ore 09.21
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Il QE globale a un punto critico: lo “Slow Normal”

I mercati finanziari non sono lasciati liberi di esprimersi secondo le vere valutazioni a cui fisiologicamente tenderebbero, ma vengono costantemente tenuti sotto controllo

Francesco Caruso
Francesco Caruso
Master in Financial Technical Analysis, vincitore di SIAT Award 2011
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Il problema principale è che – da molto tempo a questa parte e in gran parte del mondo – i mercati finanziari non sono lasciati liberi di esprimersi secondo le vere valutazioni a cui fisiologicamente tenderebbero, ma vengono costantemente tenuti sotto controllo – il che in questo caso non ha esclusivamente accezioni positive – e sotto un rigoroso monitoraggio dalle banche centrali, le quali stanno usando a dismisura l'unica arma di cui dispongono e cioè il QE.

Perché questa è l'unica arma? Perché la pulsione profonda delle banche centrali è quella di distorcere l'essenza del ciclo economico e di cercare di linearizzarlo quanto più possibile, in maniera da avere non più fasi positive alternate a fasi di contrazione, ma una unica linea costante positiva con piccole impennate, immediatamente contrastate da movimenti restrittivi della politica monetaria e piccole discese, immediatamente contrastate da movimenti di allentamento. Di fatto, negli ultimi decenni per lunghi periodi questo obiettivo si è realizzato, salvo poi far riemergere le tensioni in maniera improvvisa: 2000-2003, 2007-2009, 2011-2012 in Europa. Quest'ultimo giro poi il prezzo è tutto da verificare, cioè l'azzeramento dei tassi di interesse e quindi l'azzeramento del principale cannone/arma delle banche centrali stesse.

A questo punto, difatti, avendo esaurito nella crisi del 2008 le residue possibilità di abbassamento dei tassi – intendo dire non quelle nominali e abbastanza risibili dello 0.25 ma quelle vere e quindi efficaci sulla parte viva dell'economia – le banche centrali sono dovute ricorrere a una escavatrice (il QE) che ha permesso loro di andare sotto a quello che tutti immaginavamo essere il pavimento dei tassi di interesse per scavare una buca profonda alla ricerca di nuove strade per stimolare l'economia. Così facendo le banche centrali si sono però messe all'angolo da sole, perché a questo punto il mondo – almeno gran parte del mondo finanziario occidentale – è un drogato senza speranza: drogato dalla costante necessità di soldi che gli permettono di andare avanti, ma senza più quella vera spinta vitale che c'era prima, con un movimento positivo rallentato («Slow Normal»).

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