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Domenica 11 Dicembre 2016, ore 15.02
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Wall Street: la Dow Theory riapre la porta all'Orso?

La Teoria di Dow è il più antico e certamente il più pubblicizzato metodo per l'identificazione delle principali tendenze del mercato azionario

Francesco Caruso
Francesco Caruso
Master in Financial Technical Analysis, vincitore di SIAT Award 2011
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La Teoria di Dow è il più antico e certamente il più pubblicizzato metodo per l'identificazione delle principali tendenze del mercato azionario. La teoria fu presentata da Charles H. Dow, giornalista americano, che nei primi anni del '900, scrisse sul Wall Street Journal una serie di osservazioni sui comportamenti dei mercati finanziari, analizzati mediante l'utilizzo di grafici.

L'obiettivo della teoria è quello di individuare i cambiamenti delle tendenze principali del mercato; una volta che si è stabilita una tendenza si assume che essa continui finché non si ha prova della sua inversione. Essa si interessa alla direzione di una tendenza e non ha valore previsionale per quanto riguarda la durata o la dimensione della tendenza stessa. In buona sostanza, la teoria ha il fine di individuare lo stato di salute dell'economia tramite lo studio dei trend di mercato. Il percorso individuato è quello da valore a disvalore e da paura e sconforto a avidità e compiacenza.

La Teoria di Dow si è evoluta rispetto al lavoro originale: Dow inizialmente usava il comportamento del mercato azionario quale barometro dello stato dell'economia piuttosto che come base per formulare previsioni sui prezzi di tale mercato. Il suo successore, William Peter Hamilton, sviluppò i principi di Dow e li organizzò in qualcosa che si avvicina alla teoria come è conosciuta da noi oggi. Questi principi furono enunciati nel suo libro “The Stock Market Barometer” pubblicato nel 1921, ma si dovette attendere fino al 1932, quando Robert Rhea scrisse “Dow Theory”, per vedere finalmente pubblicata una stesura più completa e formale di tali principi.

Charles DowL'applicazione del metodo nel lungo periodo conferma la sua validità. Infatti, secondo gli studi compiuti a ritroso nel tempo, si evince che se un investitore, cominciando nel 1897, avesse applicato la teoria, l'investimento originario di 44 dollari nel 1897 sarebbe ammontato a 51.268 dollari nel gennaio 1990; se invece l'investitore fosse rimasto fermo con il suo investimento di 44 dollari per tutto questo periodo, l'investimento sarebbe cresciuto ma solamente a 2.500 dollari.

Anche se si concede un largo margine di errore, come può certamente accadere nell'interpretazione della teoria, seguendo questo approccio il risultato dell'investimento sarebbe stato comunque ben superiore a quello ottenuto con la strategia “buy & hold” (“compra e tieni”).

La teoria assume che la maggioranza delle azioni segua per buona parte del tempo la sottostante tendenza del mercato. Per misurare il mercato, Dow costruì due indici: il (Dow Jones) Industrial Average, una combinazione di 12 (ora 30) titoli guida, o blue chip e il (Dow Jones) Rail Average, comprendente originariamente 12 titoli delle ferrovie. Poiché il Rail era stato inteso come un campione per i titoli dei trasporti, l'evoluzione dell'aviazione e di altre forme di trasporto rese necessario modificare il vecchio Rail Average per incorporarvi anche altre realtà di questa industria; di conseguenza, il nome di questo indice è stato cambiato in Trasportation Average.
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