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Venerdì 9 Dicembre 2016, ore 10.45
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La Chiesa cattolica e i migranti

Il dibattito sui migranti si è acceso dopo la critica di Mons. Galantino, segretario CEI, alla classe politica italiana

Vincenzo Russo
Vincenzo Russo
Ordinario di Scienza delle Finanze presso l'Università La Sapienza, Roma. Autore del blog enzorusso2020
Alcune esternazioni di Papa Francesco, quelle del Cardinal Bagnasco presidente della CEI, le conseguenti prese di posizione di Mons. Galantino hanno indotto alcuni commentatori a intervenire nel dibattito sui migranti che si è scatenato dopo che il segretario della CEI ha criticato la classe politica italiana perché, a suo giudizio, fa poco per aiutare gli immigrati ad integrarsi in Italia e nei paesi europei. Il segretario della CEI è stato particolarmente pungente rispetto alle bestialità dette e ripetute dal segretario della Lega Nord.

A sproposito alcuni hanno parlato di teologia della liberazione di Francesco, un Papa che viene dall'altra parte del mondo – per quel che significa. Altri hanno scritto di nuovi rapporti tra Stato e Chiesa in Italia. Altri ancora hanno discettato sui rapporti tra politica e religione in generale e di invasione nel campo della politica da parte della Chiesa.

Che in Italia e in Occidente, dove più e dove meno, prevalgano classi politiche dalla veduta corta a me sembra indubitabile. Che ci sia un abbassamento della qualità delle stesse, nel nostro caso, dipende anche dalla scarsa competitività del sistema politico e dal fatto che non ci siano più partiti che selezionino adeguatamente gli uomini e le donne da mandare in Parlamento. Prevalgono i nominati sulla base del criterio della fedeltà al leader. E quando si consideri che il governo si è accaparrato di tutto (o quasi) il potere legislativo e legifera a colpi di voti di fiducia, è chiaro che anche il governo punta soprattutto alla sua stessa sopravvivenza e non si affanna certo ad affrontare i difficili problemi dell'integrazione degli immigrati nel nostro sistema politico e sociale.

Per avere una strategia in questa materia, il governo dovrebbe avere una teoria della giustizia sociale, una previsione dello sviluppo a medio e lungo termine dell'economia della società, una chiara percezione degli obiettivi che vuole perseguire e non ultimo una consapevolezza dei fabbisogni, anche di risorse umane, alla luce del processo di progressivo invecchiamento della popolazione italiana ed europea.

In Europa abbiamo le popolazioni più vecchie del mondo e nessuno sembra curarsene. La preoccupazione che assilla i governanti europei da 7-8 anni a questa parte è l'attuazione della politica di austerità e quella del debito pubblico da far pagare a tutti i contribuenti, ricchi o poveri che siano. Per effetto di questa politica, a 8 anni dall'inizio della crisi, abbiamo una disoccupazione del 11% nell'eurozona rispetto a un 5,1% degli Stati Uniti. La classe governante a livello europeo è quindi doppiamente colpevole perché non affronta in maniera adeguata i problemi della crescita economica e dell'occupazione, che renderebbe certamente più facile affrontare quelli delle migrazioni e dell'invecchiamento della popolazione e della sua compensazione con l'integrazione dei migranti.

Dire che non possiamo accogliere tutti è una banalità. Mons. Perego, direttore della Fondazione Migrantes, ci ricorda che noi siamo il quinto paese a livello europeo per accoglienza e accogliamo tanto quanto la Svezia che ha una popolazione pari a un quinto circa di quella italiana. Ovviamente l'Italia ha problemi ben più gravi della Svezia in termini di disoccupazione, giustizia sociale e prospettive di sviluppo.

Detto questo per quanto riguarda il problema europeo ed italiano, vengo ad un secondo punto sollevato da Mauro Magatti sul Corriere della Sera del 20 agosto u.s.: "la dimensione religiosa ha una visione che supera per forza i confini mentre la cittadinanza impone il concetto e il rispetto dei limiti (frontiere)". Anche questo tipo di analisi è in grossa parte fuorviante perché nel caso dei migranti stiamo parlando di diritti e libertà fondamentali che oggi dopo le dichiarazioni universali dei diritti dell'uomo, dopo tutte le convenzioni che l'Italia e gli altri paesi europei hanno firmato e giurato di osservare, dopo l'affermazione del diritto di ingerenza umanitaria affermato soprattutto negli anni '90, dopo le sentenze della Corte europea dei diritti dell'uomo, alcuni ci vengono a raccontare che la questione è di cittadinanza.

Certo è vero che molti Paesi come l'Italia, si limitano a recepire dichiarazioni e convenzioni universali e poi non le attuano. La cosa non può meravigliare se uno pensa a quanta parte della nostra Costituzione del 1948 resta tuttora inattuata. Ma il punto che voglio fare è che la Chiesa Cattolica affronta un problema planetario, ossia, un problema di libertà politiche che in due terzi dei paesi membri delle Nazioni Unite sono conculcate, un problema di giustizia sociale e di lavoro che in tantissimi paesi viene negata anche con l'uso della violenza.

Interpretare il messaggio del Papa, le esternazioni del Cardinale Bagnasco e di Mons. Galantino come un problema di rapporti tra Stato e Chiesa è semplicemente riduttivo e fuorviante. Sono questioni di governo mondiale, delle Nazioni Unite. Giustamente il Presidente delle CEI, in una intervista a RaiNews24, si è chiesto se questi organismi internazionali come l'ONU, in modo particolare, che raccoglie il potere politico e finanziario, hanno mai affrontato in modo serio e deciso questa tragedia umana.

La mia risposta è no perché, come noto, due terzi dei paesi membri delle nazioni unite sono Paesi non democratici, quando non vere e proprie dittature sanguinarie che negano le libertà e i diritti fondamentali dei loro cittadini. In Africa poi detta percentuale supera di gran lunga i due terzi. Questo non solo complica la soluzione del problema delle migrazioni che sono destinate ad aumentare massicciamente ben al di là delle attuali dimensioni ma impedisce anche che, in molti casi, esso sia semplicemente affrontato perché manca la cooperazione tra i paesi di origine e quelli di arrivo.

Ma questo nulla toglie alla verità del messaggio di Papa Francesco al villaggio globale. Se un essere umano viene buttato a mare, esso va soccorso; se un essere umano ha fame esso va nutrito. Se uno pensa a quello che sta succedendo nel Nord Africa e nel Medio Oriente e l'ignavia con cui le classi governanti europee ed internazionali affrontano la questione è chiaro che il discorso di Papa Francesco è rivolto a scuotere le loro coscienze. La Comunità internazionale ha l'obbligo di affrontare questi problemi. Non può volgere lo sguardo da un'altra parte.

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