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Lunedì 26 Settembre 2016, ore 04.08
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Una legge di stabilità di stampo elettorale

Una manovra da 26,5 miliardi che potrebbero diventare 29,5...

Vincenzo Russo
Vincenzo Russo
Ordinario di Scienza delle Finanze presso l'Università La Sapienza, Roma. Autore del blog enzorusso2020
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Una manovra da 26,5 miliardi che potrebbero diventare 29,5 se la Commissione europea accogliesse la proposta del governo di aumentare il deficit di altri 2 decimi di punto portandolo al 2,4% del PIL. La richiesta è motivata dalla spesa programmata per i migranti ma il governo non chiede maggiore flessibilità per il fatto che abbiamo avuto due terremoti, diversi dissesti idrogeologici, scuole da mettere in sicurezza, strade statali e locali ridotte a colabrodo.

Eppure nei primi due casi si tratta di eventi imprevisti – si fa per dire – ai quali non si può provvedere solo con gli stanziamenti normali della protezione civile. Anche negli altri casi, si tratta di spese straordinarie di notevole spessore che si rendono necessari quando, per anni e anni, non si provvede all'ordinaria manutenzione. Lo sappiamo i politici italiani amano l'inaugurazione ma non l'ordinaria manutenzione che non costituisce un evento che richiede la presenza del ministro, del governatore regionale o del sindaco e, così, all'occorrenza si tagliano i fondi per la manutenzione. Ma se lo fai per più anni, poi hai bisogno di fondi straordinari che possono essere mobilitati solo con il ricorso all'indebitamento perché non si può fare manutenzione straordinaria con aumenti straordinari delle imposte o con fondi messi da parte in via precauzionale.

Ma qui scattano i vincoli europei che non sono stabiliti dai burocrati di Bruxelles ma dai governi che hanno sottoscritto, il SixPack, il Twopack (i tre regolamenti che modificano il Patto di stabilità e crescita del 1997, il Fiscal Compact, e, nel nostro caso, dal governo Monti che ha prontamente accolto anche la modifica dell'art. 81 della Costituzione ed emanato la legge rafforzata n. 243/2012.

Coerentemente appena nominato Renzi è corso a Bruxelles a rassicurare tutti dicendo che avrebbe rispettato le regole approvate dai suoi predecessori e che avrebbe agito nei margini della flessibilità prevista dalle medesime regole. E così ha fatto e sta facendo salvo a lasciarsi andare a qualche affermazione da gradasso quando la Commissione non apprezza qualche decisione di merito. Il saldo e i dati sulle entrate, sulle spese sono tutti provvisori e non vale la pena soffermarsi a lungo su di essi. Quello che conta secondo me, è se il disegno della legge di stabilità affronta i veri problemi dell'economia italiana e della finanza pubblica italiana.

A me pare che essa non lo faccia quanto meno nella misura che sarebbe necessaria.
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