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Domenica 4 Dicembre 2016, ore 15.13
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Nomadi incursori

Da Genghiz Khan a Kyle Bass, dalle steppe alla grande Pechino

Alessandro Fugnoli
Alessandro Fugnoli
Strategist ed esperto in economia, fa parte dal 2010 del team Kairos Partners SGR come responsabile de "Il Rosso e il Nero"
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Disapprovo quello che dici, ma mi batterò fino alla morte affinché tu abbia il diritto di dirlo. Nello spirito di questa celebre frase (che Voltaire non pronunciò mai e che Evelyn Hall inventò nel 1903 per sintetizzarne il pensiero) vorremmo spendere qualche momento per difendere i diritti e l'immagine degli short, i ribassisti che vendono quello che non hanno e puntano a una discesa delle quotazioni per potere ricomprare più in basso.

Difendere i ribassisti è particolarmente difficile in momenti come questo. Alcuni di loro assomigliano ad Attila, a Genserico o a Genghiz Kahn e sembrano cavalcare nel vento dalle steppe dell'Asia centrale per mettere a ferro e fuoco le nostre belle città. Sanno che non saranno ricordati per quello che hanno costruito e forse nemmeno per quello che hanno distrutto, ma per qualcosa di molto più profondo e che è la materia prima di cui vivono, la paura che riescono a incutere.

La paura spiega la velocità con cui i nomadi predatori hanno piegato vasti e consolidati imperi. Il sistema di conquista è sempre lo stesso. Dopo avere distrutto la prima città lungo il cammino e ucciso tutti gli abitanti, si chiede alla città successiva se preferisce arrendersi o subire la stessa sorte. La seconda città si arrende e da quel momento in avanti l'invasore appare invincibile e inarrestabile. Sono le stesse vittime a lavorare per lui, passando dalla sua parte e provocando un effetto domino.

Il secondo fattore sfruttato dagli invasori è il senso di invincibilità degli invasi nel momento in cui questi hanno in realtà smesso di volere combattere e delegato a mercenari la difesa delle loro frontiere per vivere una vita agiata e compiaciuta nelle loro grandi capitali. Né il limes romano né la Grande Muraglia cinese, meraviglie dell'ingegneria, riescono però a difendere gli imperi nel momento in cui questi si sono già indeboliti dall'interno. Anche senza Attila e Genghiz Kahn, la Romània e la Cina sarebbero state messe in ginocchio da rivolte contadine e si sarebbero presto frantumate in potentati locali controllate da signori della guerra.

(Nell'immagine: Papa Leone incontra Genserico per scongiurare il Sacco di Roma. Miniatura del 1475)
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