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Venerdì 9 Dicembre 2016, ore 08.48
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Piccoli indiani

Dieci sciagure incombenti, alla fine nessuna

Alessandro Fugnoli
Alessandro Fugnoli
Strategist ed esperto in economia, fa parte dal 2010 del team Kairos Partners SGR come responsabile de "Il Rosso e il Nero"
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Nelle prime settimane del 2016 otto invitati che non si conoscono tra loro approdano alla spicciolata su un'isola battuta dal vento e dalle maree al largo del Devon. Sono ospitati da due servitori che abitano l'unica casa presente sull'isola. I proprietari sono assenti e di loro si è persa ogni traccia. Nelle loro camere ospiti e servitù trovano incorniciata sul muro una filastrocca inquietante. Parla di dieci piccoli indiani. A ogni strofa ne muore uno e alla fine non ne rimane nessuno.

Il primo personaggio a mettere piede sull'isola è la geopolitica. Nella valigia porta la bomba all'idrogeno nordcoreana, che fa tremare l'Asia orientale, e l'assalto all'ambasciata saudita in Iran, che fa subito pensare a un'ulteriore escalation nel grande conflitto tra sunniti e sciiti. Gli incidenti di Capodanno a Colonia e in altre città tedesche emergono a poco a poco come una prova generale del fallimento delle politiche europee di accoglienza e mettono in grave difficoltà la Merkel nel suo partito e nell'opinione pubblica proprio mentre si profila un'ondata imponente di rifugiati. Si parla di un dopo-Merkel guidato da uno Schauble intenzionato a usare i fucili per respingere i profughi e, già che c'è, a usare ogni mezzo per mettere in ginocchio l'Italia.

A metà febbraio la questione geopolitica risulta però depotenziata. La Corea del Nord non ha una bomba degna di questo nome, sauditi e iraniani non si sono dichiarati guerra e sembrano anzi iniziare a discutere su come collaborare per fare risalire il prezzo del petrolio. In Germania la Merkel ha ripreso in mano partito e coalizione e i piani di Schauble sull'Italia dovranno comunque passare prima sul tavolo della cancelliera. Schengen è in crisi, ma la facciata resterà in piedi. Quanto alla ribellione polacca, la Merkel ha già iniziato l'addomesticamento.

Il secondo piccolo indiano è il petrolio, che a metà gennaio arriva a perdere il 30 per cento da inizio anno. La sua crisi inarrestabile viene interpretata come segnale di scarsa domanda cinese, di contrazione del manifatturiero globale e di un'imminente ondata di fallimenti sovrani e corporate tra i produttori. C'è chi si spinge a prevedere 20 o addirittura 10 dollari per il Brent. I titoli del settore cadono nel vuoto.

La mattina del 18 febbraio il Brent viene scambiato a 34.80 dollari, non così lontano, a ben vedere, dai 35.75 del 31 dicembre. La domanda globale continua a crescere, mentre dal lato dell'offerta qualcosa, come abbiamo visto, comincia a muoversi.

(Nell'immagine: And Then There Were none, adattamento cinematografico del 1945)

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