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Martedì 27 Settembre 2016, ore 12.38
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Kalaallit Nunaat

Ci sono forme di vita anche fuori dall'Unione Europea

Alessandro Fugnoli
Alessandro Fugnoli
Strategist ed esperto in economia, fa parte dal 2010 del team Kairos Partners SGR come responsabile de "Il Rosso e il Nero"
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I paesi membri dell'Unione Europea sono saliti di numero nel corso dei decenni, ma l'Unione di oggi, osservata sulla carta geografica, è più piccola della Cee del 1962 o della Comunità del 1985. Nel dichiararsi indipendente dalla Francia, di cui era stata giuridicamente parte integrante e non colonia, l'Algeria lasciò la Comunità Europea nel 1962 dopo sette anni di guerra (contro i francesi, non contro l'Europa) e aderì immediatamente all'Organizzazione per l'Unità Africana.

Meno cruenta, ma comunque travagliata, fu l'uscita della Groenlandia che in Europa, a dire il vero, non ci era mai voluta entrare. Contea autonoma del regno di Danimarca, l'isola partecipò nel 1973 al referendum sull'entrata nella Cee votando al 70.3 per cento per restarne fuori. La Danimarca nel suo complesso tuttavia aderì e i groenlandesi, che da sempre vivevano di pesca, videro realizzarsi le loro paure sotto forma di pescherecci europei che invasero le loro acque. Conquistata la devoluzione di altri poteri nel 1978, i groenlandesi non attesero a lungo prima di organizzare un nuovo referendum sull'Europa, questa volta solo locale. Fu così che, nel 1982, il 52 per cento degli elettori votò per l'uscita.

L'Unione Europea e la GroenlandiaI groenlandesi non sono tanti. Sono 56 mila, esattamente come gli abitanti di Foligno. La loro economia è molto meno diversificata di quella di Foligno, fondandosi esclusivamente sulla pesca. Per queste ragioni i negoziatori che si recarono nel 1982 a Bruxelles per le pratiche di divorzio si aspettavano un negoziato semplice e veloce. Non fu così. Ci vollero più di cento riunioni e tre anni di fatica prima di raggiungere un accordo. I tecnocrati europei furono all'inizio increduli (Siete matti? Tutti vogliono entrare e voi volete uscire?) e imposero negoziati estenuanti, sicuri che i loro interlocutori si sarebbero ricreduti. I tecnocrati erano naturalmente convinti di fare il bene dei groenlandesi. I tedeschi, in particolare, pensavano che l'isola dipendeva troppo da un solo settore e che, ridimensionando la pesca, l'Europa li avrebbe spinti a diversificarsi.

(Nella foto: la cattedrale di Nuuk, capitale della Groenlandia)
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