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Domenica 25 Settembre 2016, ore 11.03
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Un anno dopo

Troppe paure allora, troppa tranquillità oggi

Alessandro Fugnoli
Alessandro Fugnoli
Strategist ed esperto in economia, fa parte dal 2010 del team Kairos Partners SGR come responsabile de "Il Rosso e il Nero"
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Un anno fa a quest’epoca, improvvisamente, al mondo e ai mercati sembrò mancare la terra sotto i piedi. La svalutazione del renminbi, unita a una nuova massiccia caduta della borsa di Shanghai, fece pensare non solo a una Cina fuori controllo, ma anche alle pesanti conseguenze globali che questa avrebbe presto causato. La svalutazione del renminbi, si ragionava, sarebbe stata incontrollabile e avrebbe provocato una fuga di capitali tale da azzerare le pur cospicue riserve valutarie cinesi e da produrre, in un circolo vizioso, ulteriore svalutazione. Il crollo del renminbi avrebbe poi ridotto la capacità cinese di importare le automobili europee e la tecnologia americana, colpendo le nostre fragili economie e dando luogo a una recessione globale.

È passato un anno e agosto si profila tranquillo. In questi dodici mesi la Cina ha ripreso il controllo della sua economia, della sua valuta e della sua borsa. Il renminbi è più debole di un anno fa, ma non ci sono state fughe di capitali degne di nota e le riserve valutarie si sono stabilizzate. Il Pil è cresciuto come da piano e la stabilità sociale, nonostante la continua riduzione di occupazione nel carbone e nella metallurgia, non appare minacciata.

Il resto del mondo ha continuato ad esportare in Cina e ha dovuto sopportare solo una modesta riduzione dei margini per effetto del renminbi più debole. In compenso i produttori europei di automobili e quelli americani di tecnologia hanno goduto di una ripresa del loro mercato interno. Le loro vendite complessive sono oggi più alte di un anno fa e i loro profitti anche.

L’economia globale è anche riuscita ad assorbire meglio del previsto la debolezza estrema dei corsi delle materie prime. Le ondate di fallimenti privati e sovrani che per mesi hanno preoccupato i mercati non ci sono state. L’indice del comparto energetico dello Standard and Poor’s perde solo il 6 per cento rispetto a un anno fa a quest’epoca, mentre il settore minerario segna un rialzo del 49 per cento.

(Nell'immagine: Peter Burgess. Beach Umbrella)
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