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Domenica 11 Dicembre 2016, ore 11.05
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La memoria lunga dei mercati

Dove porta la secolarità sui mercati azionari?

Francesco Caruso
Francesco Caruso
Master in Financial Technical Analysis, vincitore di SIAT Award 2011
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Dove porta la secolarità sui mercati azionari? C'è grande incertezza e confusione, e non solo tra gli investitori individuali, nel collocare il momento attuale in uno schema conosciuto per cercare di comprenderne i possibili sviluppi. Con questo post cercherò di sedare la mia anima quantitativa e di lasciare spazio alla parte di me che ama la pura ricerca ciclica teorica per fare chiarezza sul dove siamo e dove andiamo, attraverso un percorso inusuale: un collegamento tra la Teoria di Dow e i cicli di Kondratieff.

Nel suo famoso editoriale pubblicato sul Wall Street Journal del 4 gennaio 1902, Charles Dow ipotizzava che ci fosse una analogia tra il mercato azionario e le onde dell'oceano durante il ciclo delle maree:

Nulla è più certo del fatto che il mercato ha tre movimenti ben definiti che si integrano uno nell'altro. Il primo è la variazione dovuta alle cause locali e al bilanciamento della domanda e dell'offerta in un certo particolare momento; il movimento secondario copre un periodo che va da 10 giorni a 60 giorni, con una media di 30 40 giorni; il terzo movimento è l'onda primaria, che copre da 4 a 6 anni.”

Espansioni/recessioni USA, 1900-2016

Dow fece queste assunzioni in un periodo che era caratterizzato da grandi oscillazioni del mercato azionario in entrambe le direzioni, cioè quello della fine del XIX secolo. Se Dow fosse vissuto almeno fino alla Grande Depressione (1929-1932), sicuramente avrebbe aggiunto alla sua teoria una quarta onda, che potremmo chiamare l'onda lunga. Al di là del fatto di riconoscere che il mercato azionario si muove in maniera non casuale – il che è una assunzione di base dell'analisi tecnica (e per me una consapevolezza profonda) – Dow aveva individuato la necessità di una conferma tra i due indici, il Dow Industrials è il Dow Transportations: era (correttamente) conscio del fatto che ci deve essere una base razionale economica per i segnali primari generati dal mercato azionario.
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